Aziende al Femminile? Maggiore difficoltà per accedere al credito

Da uno spunto che mi è capitato in un caso reale ,parlando con la mia collega  Dott.ssa Alessandra Gervasi  le ho suggerito di occuparsi di una serie di articoli sull’imprenditoria femminile e Lei ha risposto devo dire con molto entusiasmo ; ed ecco cosa ci ha preparato . Buona Lettura

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Difficoltà di accedere al credito per l’imprenditoria Femminile

E’ noto come, soprattutto nella fase di avvio dell’ attività, sia indispensabile il reperimento di risorse finanziarie.

Dovendo rivolgersi ad un istituto di credito le imprenditrici donne incontrano maggiori ostacoli e, nell’ ipotesi fortunata in cui il finanziamento viene concesso, pagano un tasso di interesse più alto rispetto alle imprese che hanno come titolare un uomo.

Perché questo differenziale dei tassi di interesse? O meglio perché questa discriminazione?
Da una recente indagine ,condotta da Francesca Lotti e Paolo Emilio Mistrulli nel luglio 2008 ,su un campione  di 150 mila piccole imprese per un totale di fidi bancari pari a circa 1 milione di Euro emergono questi risultati a dir stupefacenti.
Sarà forse che le imprese guidate da donne hanno un tasso di rischio maggiore rispetto a quelle guidate da uomini? No, è un semplice luogo comune: le imprese femminili falliscono infatti meno di quelle maschili.

Dipenderà forse dal tipo di attività svolte o dalla collocazione geografica delle imprese?

No: i differenziali sono uniformemente diffusi in tutto il paese, da nord a sud, indipendentemente dal settore di attività.

E’ allora possibile che questa differenza di tassi sia riconducibile ad un effetto indiretto della legge sul fallimento?

Fino al 2006  la legge sul fallimento impediva agli imprenditori falliti di avviare una nuova attività per un periodo di 5 anni. Poteva quindi accadere che l’ imprenditore con un procedimento fallimentare in corso iniziasse una nuova attività servendosi di un “prestanome”, di solito un parente donna, e quindi l’ impresa, solo in apparenza femminile, potesse pagare tassi più alti per aver inglobato il profilo imprenditoriale del fallito.

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In realtà anche questo fenomeno non è stato così diffuso da motivare il differenziale dei tassi.

Un’ ultima considerazione riguarda l’ ipotesi in cui la banca richieda garanzie esterne. Se una donna presenta un garante uomo le condizioni applicate sono migliori: è un segnale di affidabilità.

Se al contrario l’ impresa femminile è garantita da un’ altra donna per la banca il rischio è maggiore e di conseguenza i tassi sono molto più alti.

Per assurdo una donna garantita da un’ altra donna sembrerebbe rappresentare  per la banca il cliente in assoluto peggiore.

Tutto questo solo per il fatto di essere donna!!!??.

“Fonte: studio condotto da Francesca Lotti e Paolo Emilio Mistrulli, luglio 2008.)”

E Tu cosa ne pensi ? Lascia il tuo commento.


A cura di Dott.ssa Gervasi Alessandra

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3 comments

  1. Pingback: Imprese in “rosa” - Aziende gestite da donne (introduzione) | Plan Consulting di Patrizio Gatti

  2. Gian Piero Turletti

    Vorrei sottolineare un altro aspetto, legato al tema dei finanziamenti.
    La componente femminile, che offre spunti per una visione più negativa sull’impresa, è probabilmente uno dei tanti luoghi comuni, che interessano il rapporto banca-impresa.

    Basti pensare, anche in questi ultimi tempi, al rilievo attribuito al cosiddetto rating, e ricordare come questo paramero abbia sofferto distorsioni ed analisi finanziarie quanto meno insufficienti, per affermare che, in effetti, quello fondato sul sesso è uno dei tanti pregiudizi verso la realtà imprenditoriale italiana, ancora oggi presenti, e peraltro non solo in ambito bancario.

  3. Patrizio Gatti

    Gian Piero , anch’io sono rimasto sconcertato dai risultati dell’ottima analisi citata in questo articolo .
    Credo che le valutazioni debbano essere fatte su numeri e programmi e capacità imprenditoriali e non sul fatto di essere maschi o femmine.

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