Cosa succede per il prelievo anticipato del 10% su bonifici per ristrutturazione edilizia e risparmio Energetico?

Stamani mi trovavo da un cliente il quale effettua lavori oltre che per aziende anche per i privati .

I suoi clienti possono usufruire delle agevolazioni per gli interventi di ristrutturazione edilizia e di risparmio Energetico .

L’Amministratore della Società mi fa presente che proprio in questi momenti dove non è sempre facile trovare chi paga puntualmente , finalmente quando anche per effetto delle  agevolazioni dello Stato, possono ricevere i pagamenti con bonifico senza rincorrere i soldi , dal 01 luglio 2010  è spuntata questa ormai famosa Ritenuta del 10% che gli toglie momentaneamente un pò di liquidità.

Perché? Cosa sta succedendo dal 01.07.2010 a chi deve ricevere i pagamenti per gli interventi agevolabili?

Come appare nel sito dell’Agenzia delle Entrate per un provvedimento emanato in data 30 giugno 2010 dall’Agenzia delle Entrate per dare attuazione a quanto previsto dall’articolo 25 del decreto legge n. 78 del 31 maggio 2010 cioè che

“A decorrere dal 1° luglio 2010 le banche e le Poste Italiane SPA operano una ritenuta del 10 per cento a titolo di acconto dell’imposta sul reddito dovuta dai beneficiari, con obbligo di rivalsa, all’atto dell’accredito dei pagamenti relativi ai bonifici disposti dai contribuenti per beneficiare di oneri deducibili o per i quali spetta la detrazione d’imposta.

Il provvedimento, stabilisce che la ritenuta del 10% deve essere effettuata sui pagamenti con bonifico disposti per: spese di intervento di recupero del patrimonio edilizio, ai sensi dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 1997, n. 449 e successive modificazioni; spese per interventi di risparmio energetico ai sensi dell’articolo 1, commi 344, 345, 346 e 347, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e successive modificazioni.

Per quanto riguarda gli adempimenti, il provvedimento ha previsto che le banche e le Poste Italiane SPA dovranno: operare, all’atto dell’accreditamento dei pagamenti, le ritenute d’acconto, con obbligo di rivalsa;
effettuare il relativo versamento con le modalità di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, cioè utilizzando il modello F-24;
rilasciare la certificazione delle ritenute d’acconto eseguite al beneficiario stesso;
indicare nella dichiarazione dei sostituti d’imposta i dati concernenti i pagamenti effettuati.

Base imponibile su cui operare la ritenuta

La base di calcolo su cui operare la ritenuta non deve , comprendere l’IVA, in quanto altrimenti verrebbero alterate le caratteristiche di neutralità di tale imposta.

Quindi , occorre tener conto che il soggetto tenuto ad effettuare la ritenuta non conosce l’ammontare dell’IVA compreso nell’importo del bonifico, informazione che, anche se richiesta all’ordinante il bonifico, comporterebbe un notevole aggravio nella procedura di accreditamento e sarebbe senz’altro soggetta a margini di imprecisione.

Pertanto, per esigenze di semplificazione e di economicità nonché per evitare errori determinati da una applicazione impropria della ritenuta, si assume che, ai fini dell’applicazione della norma in esame, l’IVA venga applicata con l’aliquota più elevata.

Conseguentemente, la ritenuta d’acconto del 10% deve essere operata sull’importo del bonifico decurtato dell’IVA del 20 per cento.

In pratica , l’ Agenzia delle Entrate ha ritenuto di dover considerare «a forfait» un ammontare di Iva da scorporare sempre pari al 20% infatti per semplificare, la circolare n. 40/E del 28 luglio 2010 precisa che la base di calcolo su cui operare la
ritenuta è il totale del bonifico decurtato dell’Iva del 20%, indipendentemente dall’aliquota Iva effettivamente applicata.

Fonte: http://www.agenziaentrate.gov.it

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One comment

  1. Gian Piero Turletti

    Putroppo, a fronte di agevolazioni varie, il fisco poi si mette di mezzo,con trattenute e quant’altro, tanto per incentivare l’economia.

    Del resto, basti pensare ai principi base in caso di accertamento tramite redditometro:
    in base a qualche elemento risulta uno scostamento indebito tra quanto dichiarato e reddito presunto?
    Non è il fisco, come dovrebbe essere in un autentico stato di diritto, a dimostrare che il reddito è superiore, ma è chi viene assogettato alla procedura, a dover dimostrare il contrario.
    Se questo significa stato di diritto…..

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