Posts by Patrizio Gatti

IL CONTROLLO DI GESTIONE NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Il decreto legislativo 267/2000 è il testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali e codicizza la decennale opera del legislatore iniziata con la legge 142 del 8 giugno 1990

Particolare attenzione è rivolta al controllo di gestione quale strumento in grado di garantire

1. la realizzazione degli obiettivi programmati;

2. la corretta ed economica gestione delle risorse pubbliche;

3. l’imparzialità ed il buon andamento della Pubblica Amministrazione (P.A.);

4. la trasparenza dell’azione amministrativa.

Il controllo di gestione è definito:

la procedura diretta a verificare lo stato di attuazione degli obiettivi programmati e, attraverso l’analisi delle risorse acquisite e della comparazione tra i costi e la quantità e qualità dei servizi offerti, la funzionalità dell’organizzazione dell’ente, l’efficacia, l’efficienza ed il livello di economicità nell’attività di realizzazione dei predetti obiettivi.” (art. 196, comma 2, T.U.E.L. 267/2000).

E’ utile ricordare cosa si intende per efficacia, efficienza ed economicità (3E):

1. efficacia: esprime il rapporto fra il prodotto di una determinata attività e l’obiettivo assegnato sia dal punto di vista qualitativo e quantitativo, che dal punto di vista temporale;

2. efficienza: esprime il rapporto fra il costo (risorse consumate ovvero input) ed il prodotto di una determinata attività (output);

3. economicità: esprime il grado di copertura dei costi di gestione per ogni singolo servizio attraverso un determinato ammontare di proventi generati dal servizio stesso.

La realizzazione avviene in 3 fasi:

1. elaborazione di un piano degli obiettivi;

2. rilevazione dei dati inerenti ai costi e ai proventi e dei dati riguardanti i risultati raggiunti;

3. valutazione complessiva dell’attuazione degli obiettivi e misurazione dell’efficacia, dell’efficienza ed economicità dell’azione.

L’attività di controllo è di supporto alla gestione e deve essere orientata al miglioramento continuo che può avvenire tramite:

1. meccanismi di feed-back che confrontano i dati consuntivi e gli obiettivi programmati e consentono di prendere decisioni al fine di migliorare la programmazione e l’attività futura;

2. meccanismi di feed-forward che analizzano l’attività in corso di svolgimento e consentono di intervenire sulle condizioni che portano ai risultati richiesti.

Questo controllo dovrebbe essere (il condizionale è d’obbligo) un sistema gestionale orientato ai risultati, attraverso un’attenta pianificazione ed un monitoraggio costante e trasversale ad ogni attività, che coinvolga i singoli servizi ed i loro responsabili. Gli obiettivi devono essere concertati tra organi politici ed amministrativi coinvolti (giunta e responsabili dei servizi) ed essere orientati al perseguimento delle finalità dell’ente.

In sostanza, fattori qualitativi, indicatori di efficienza, efficacia, economicità vanno indirizzati nell’ottica di una generale ottimizzazione del servizio pubblico, utili alla programmazione, al monitoraggio della gestione, al riscontro delle previsioni iniziali ed alla valutazione dell’operato dei dirigenti e del personale: gli indicatori ad esempio devono essere chiari ed intelligibili, poiché un numero troppo elevato di indicatori può creare confusione e non convenire ad una ponderata interpretazione.

Importante per la P.A. è non essere autoreferenziale: l’impulso all’ottimizzazione non deve essere visionato ed analizzato solo dall’interno e per solo scopi interni (non è un tutto per sé), ma deve coinvolgere i cittadini, le imprese, gli enti territoriali e diversi altri stakeholders.

A questo proposito, il modello privato di controllo di gestione coglie aspetti a tutto tondo, analizzando le dinamiche gestionale dal punto di vista economico, finanziario, organizzativo e qualitativo.

Si è discusso tanto sulla trasposizione del modello privato di controllo di gestione al modello pubblico. Ovviamente vi sono difficoltà di carattere legislativo, contabile e “tradizionale”, ovvero di quella difficoltà ad adattarsi al nuovo tipico di un sistema amministrativo “pachidermico” di concezione Weberiana. Il cambiamento, e più in particolare le modificazioni nei rapporti tra poteri, professionalità, e posizioni sociali nell’ente, crea conflittualità di carattere organizzativo, sia a livello individuale che di gruppo, che vanno a rispecchiarsi nei risultati finali (output).

Il modello privato adotta un sistema orientato alla diminuzione dei costi e alla valorizzazione dei servizi e del personale incaricato: questa necessità di trasporre il controllo di gestione di carattere imprenditoriale alla P.A. è supportata oltremodo dal fatto che la nuova autonomia degli enti locali ha imposto una restrizione delle risorse finanziarie. La legge costituzionale 3/2001 ha infatti imposto autonomia finanziaria di entrata e di spesa agli enti locali: è giunta l’ora di muoversi con le proprie gambe, portando all’attenzione della P.A. un’efficace analisi delle propria attività.

L’autogoverno delle risorse, l’efficienza della spesa, il miglioramento della qualità dei servizi erogati, il soddisfacimento della collettività e l’effettiva assunzione della responsabilità della gestione dei servizi costituiscono i punti essenziali del progetto di cambiamento dell’attività di qualsiasi ente locale.

Il controllo di gestione deve essere un intervento correttivo e non uno strumento ornamentale.

Fonti:

– Management Pubblico, G. Costa e S. De Martino, Etaslibri Milano, 1985.

– Risorse Umane e cambiamento organizzativo negli enti pubblici, M. Giannini e M. Bonti, Sviluppo & Organizzazione, n° 162/1997.

– Il controllo di gestione nella P.A. locale, P. Morigi, Maggioli Editore, 2001.

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Cosa dovrebbe fare un’impresa con Basilea 2

Sin dal 2003 si diceva che “Il rating porterà le aziende ad occuparsi di più della loro sicurezza futura, evitando di vivere alla giornata”

infatti il miglioramento del rating è un vantaggio non solo per la banca ma lo è soprattutto per l’impresa che acquista potere di acquisto sul costo del denaro e ha condizioni più favorevoli per le concessioni di credito.
A tale proposito ,si rendono necessari l’utilizzo di sistemi di controllo di gestione e di pianificazione, intesa come la capacità previsionale di tenere conto di variabili, dati e azioni volti a orientare l’attività futura verso obiettivi prefissati.

Basilea 2 premierà ovviamente i clienti bancari con rating più elevato ed imporrà quindi agli istituti di credito di lasciare da parte il ruolo di “soli finanziatori”, per muoversi anche verso il settore consulenziale.

Ma questo si è poi avverato? tu cosa ne pensi?

clicca qui se vuoi conoscere il tuo rating

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Filosofie di contabilita’ direzionale: IL JUST IN TIME

Il Just in time ,detto anche gestione a scorte zero è una metodologia con la quale si tende a ridurre le attività che non aggiungono valore al prodotto /servizio finale ; ogni attività svolta in azienda deve giustificarsi per il contributo dato alla creazione del valore, sia in termini di contenimento dei costi che in termini di incremento di ricavi .

acquisti-just-in-time-magazzino-aziendale

Infatti uno degli obiettivi delle logiche attribuite al Just in time consiste nell’individuare e tendere alla riduzione di quelle attività che non sono funzionali all’incremento del valore prodotto, appurando quale sia il valore aggiunto che ogni spesa origina e portando il reddito di impresa ad essere la sommatoria degli stessi generati dalle varie funzioni .

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Basilea 2: Il vantaggio di essere considerati Retail

Il Comitato di Basilea classifica le imprese in base al Fatturato :
· Fino a € 5 milioni (esposizione inferiore a € 1 milione) sono RETAIL
· Fino a € 50 milioni sono PMI
· Da € 50 milioni sono Corporate

E’ necessario considerare un’altra importante possibilità offerta alle banche dal nuovo Accordo di Basilea.
Queste, infatti, possono classificare come retail le PMI verso le quali hanno un’esposizione, a livello di gruppo, inferiore a 1 milione. Con l’entrata in vigore di Basilea2 è riconosciuta una importante riduzione del capitale di vigilanza (che si traduce per le imprese in costi del credito inferiori ), che una banca deve stanziare a fronte dei crediti gestiti nell’ambito di un portafoglio al dettaglio, rispetto a quanto accade normalmente per la classe dei crediti verso le imprese:

E’ significativo che le imprese conoscano dalla banca a quale classe sono destinate, infatti si hanno conseguenze interessanti sulla relazione che c’è tra l’importo dell’esposizione ed il capitale di vigilanza che, la banca deve destinare a riserva.

Per le imprese che restano sotto la soglia dei 5 milioni di euro, è importantissimo comprendere se l’ Istituto di Credito al quale si sono rivolte , sia in grado di gestire l’esposizione nell’ambito di un portafoglio al dettaglio (Retail).

Di solito ogni impresa, anche la più piccola, è oggetto di stima individuale:
Per rendere l’idea, prendendo spunto da un esemplare lavoro del Dott.Marco Lorenzo Riva in “Basilea 2: come ragioneranno le banche-Diamint.com Srl Editore ” ,con un esempio pensiamo ad una banca che procede a valutare singolarmente mille piccoli esercizi commerciali , che propongono i soliti e simili articoli di souvenirs in una località turistica.
Nell’organizzazione del portafoglio al dettaglio vi è la considerazione che gli esercizi commerciali hanno caratteristiche di rischio simili, perciò si può procedere alla stima del rischio delle esposizioni su base aggregata
La banca non è quindi tenuta ad attribuire una valutazione ad ogni singolo piccolo negozio, ma può prendere in considerazione l’insieme (pool) dei piccoli esercizi commerciali , attribuendo allo stesso i parametri per la quantificazione del rischio associato.
La banca non sarà più costretta a procedere ad una valutazione individuale dei parametri espressivi del rischio di ogni negozio, ma si limiterà, a domiciliarlo nel pool cui appartiene, sulla base delle caratteristiche che sono state individuate nel momento in cui la banca ha elaborato la mappa degli insiemi delle esposizioni al dettaglio
Tuttavia, ciò non impedisce che le esposizioni al dettaglio siano trattate su base individuale in determinate fasi del processo di gestione del rischio. Il fatto che un’esposizione abbia un rating specifico non ne preclude di per sé l’ammissibilità al trattamento “retail”.
Ciò significa lasciare le vecchie metodologie di credito “relazionale” e applicare dei criteri più efficienti, basati su decisioni automatiche attraverso l’uso di modelli di scoring.
Implementare tali sistemi ha dei costi elevati e, al momento, le banche italiane che già ne dispongono sono poche e quasi tutte di grandi dimensioni.

Fonti:

La possibile svolta positiva per le PMI (Gabriele Sabato) Rivista Basilea 2 n. 2 aprile-giugno 2005 Editrice le Fonti
-Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria Accordo Basilea 2 Giugno 2004
Basilea2: Come ragioneranno le banche di Marco Lorenzo Riva – Basilea 2 – Diamint.com S.r.l Editore

Le informazioni contenute nel presente articolo sono state predisposte dalla Plan Consulting come ulteriore servizio reso ai nostri Visitatori.
Esse costituiscono solo una introduzione generale alla materia e pertanto Vi raccomandiamo di richiedere un parere legale o consulenziale specifico riferito al concreto caso di specie prima di prendere qualsivoglia provvedimento basato sulle informazioni qui contenute.
La Plan Consulting declina ogni responsabilità derivante da eventuali provvedimenti presi o non presi sulla base di quanto riportato nel presente articolo.

Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto

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Il Kaizen- miglioramento continuo

Il Controller, pressato dalle sempre più competitive circostanze, deve tendere all’utilizzo di sistemi più evoluti di contabilità direzionale e sacrificare un po’ di tempo alla contabilità generale ed agli aspetti fiscali dedicandolo alla conoscenza di tecnologie delle attività produttive e degli aspetti organizzativi dei nuovi processi, al fine di rientrare nel team di management che tutela ed assicura il valore aggiunto che il Cliente potrà cogliere.

Le imprese giapponesi sono state le prime ad attuare il vantaggio competitivo della produzione snella che indica il minor consumo delle risorse impiegate ad ogni livello organizzativo, ottenendo il massimo rendimento grazie all’esatto impiego dei flussi produttivi, riducendo al minimo il magazzino (just in time e kanban) e valorizzando il miglioramento continuo dell’intera organizzazione (kaizen).

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Il metodo IRB influenza il costo per l’impresa

Col nuovo accordo di Basilea 2 le banche saranno vincolate ad accantonare più capitale a fronte di crediti per aziende più rischiose. Per calcolare tale capitale il Comitato di Basilea lascia libertà alle Banche di scegliere quale metodo adottare per l’attribuzione dei rating. Il metodo Standard che basa le stime dei rating ad agenzie specializzate esterne , e i metodi di stima interna che sono il metodo IRB base ed il metodo IRB avanzato .

Il punto di arrivo, per la quasi totalità del sistema bancario, sarà l’adozione dei sistemi IRB

Ciò comporterà nei prossimi anni un ampliamento dei differenziali di competitività tra le banche più organizzate e quelle che, continueranno per un periodo più o meno lungo ad adottare il metodo standard .
Le banche che decideranno di applicare questo l’approccio IRB dovranno calcolare due input:
la probabilità di insolvenza (PD) e la perdita attesa dopo l’inadempienza LGD input importante che varia al variare delle garanzie prestate .
Con il metodo IRB la banca sarà in grado di quantificare e stimare correttamente un coefficiente di rischio per ogni impresa .
L’accordo Basilea 2 prevede che gli Istituti di Credito che si avvalgono dei metodi IRB vengono premiati, rispetto a quelli che rimangono agganciati al metodo standard: a parità di qualità delle esposizioni, ad esse viene infatti richiesto di possedere un capitale di vigilanza inferiore ed i costi del denaro per i clienti sono destinati ad essere influenzati dal processo di stima del rischio (quindi dal rating a loro attribuito).
Per una impresa è fondamentale che il rapporto CV / EAD (capitale di vigilanza da accantonare) sia il più basso possibile , infatti più basso è il Capitale di vigilanza accantonato e minore sarà il costo per l’impresa .

E’ utile che le imprese che se lo possono permettere cerchino le banche che, stimano il rischio con criteri IRB, perciò vengono premiate in termini di minore capitale di vigilanza che devono stanziare, e sono pertanto in grado di applicare condizioni migliori.
Le imprese che sapranno accorgersi di questo processo e avranno la forza di cercare la banca che fa per loro saranno quelle che beneficeranno dell’introduzione dell’Accordo.

FONTI:

Basilea2: Come ragioneranno le banche di Marco Lorenzo Riva – Diamint.com Srl Editore
Basilea 2 :La possibile svolta positiva per le PMI (Gabriele Sabato) Rivista Basilea 2 n. 2 aprile-giugno 2005 -Editrice le Fonti

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BASILEA 2 E IAS

L’ adozione dei principi contabili internazionali da una parte e l’ entrata in vigore di Basilea 2 dall’ altra, rappresentano una vera e propria rivoluzione epocale che porterà un profondo cambiamento nel rapporto banca-impresa ed una nuova metodologia di analisi dei bilanci.
In particolare con Basilea 2 il rapporto banca-impresa dovrà basarsi sulla maggiore chiarezza informativa possibile. Per le banche diventerà fondamentale poter misurare correttamente i parametri che entrano nel calcolo del rating e ciò dipenderà direttamente dalla possibilità di raccogliere e gestire i dati necessari.
Oltre alle informazioni di natura quantitativa esposte nei bilanci aziendali, saranno fondamentali anche conoscenze di tipo qualitativo, ad esempio relative all’ imprenditore e al suo management, alla bontà dell’ iniziativa, al contesto economico in cui l’azienda opera e la posizione strategica che essa ricopre.
L’ insieme delle informazioni raccolte dovranno fornire un quadro completo sull’ impresa, sia dal punto di vista patrimoniale e finanziario, sia sotto l’ aspetto degli obiettivi di crescita e delle prospettive di mercato. Da questo punto di vista il business plan è lo strumento ideale per mezzo del quale il flusso informativo tra banca ed impresa trova la più corretta espressione.
Questa è la vera chiave del nuovo rapporto banca-impresa, che dal 2007 dovrà improntarsi su: maggiore correttezza e trasparenza nelle operazioni creditizie, una più stretta collaborazione affinché la banca possa valorizzare nel rating le peculiarità di ogni azienda.
Una maggiore trasparenza informativa è indispensabile inoltre per ottenere un rating realistico ma, soprattutto, per evitare che l’azienda sia “ostaggio” di valutazioni empiriche ed a volte approssimative.
Quindi, se Basilea 2, con l’introduzione di nuove misure di rischio creditizio, aiuta la valutazione di una banca nei confronti delle imprese, i principi contabili internazionali aiutano le imprese a rendere più trasparenti i propri bilanci.
In particolare Basilea 2 induce le imprese ad effettuare una valutazione sulla propria situazione finanziaria, economica e patrimoniale differente rispetto al passato in modo da ottenere il parere favorevole della banca nell’ ottenimento del credito. Questa nuova ottica induce già le aziende a riorganizzarsi e a rivedere gli indici di bilancio al fine di ottenere l’ esito favorevole per la concessione del credito, poiché si potrebbe verificare l’ ipotesi in cui dall’analisi di bilancio si ricaverebbero dei risultati espressivi di una non sana gestione che impedirebbero alla stessa di usufruire del credito.
L’ analisi di bilancio deve essere vista con i suoi riflessi positivi nel senso che un analista in seguito agli indici ottenuti può dare all’impresa dei preziosi suggerimenti relativamente alle scelte da intraprendere.
Pertanto non può essere eseguita più un’ analisi della gestione aziendale in modo superficiale ma questa deve essere lo strumento guida di indirizzo delle scelte aziendali.
Fino ad oggi siamo stati interessati da una visione statica dell’ azienda mentre da adesso in poi ci troveremo in una realtà dinamica.
In altri termini il nuovo bilancio non deve fotografare l’ azienda solo ad una certa data bensì deve divenire uno strumento di informazione finanziaria per tutti gli operatori economici.
Con l’ introduzione degli IAS/IFRS il bilancio da strumento rigido è diventato flessibile con lo scopo di proiettare l’ impresa al futuro.

Fonti:
– Rivista ” Basilea 2-verso un nuovo rapporto banca-impresa, n.3 maggio-giugno 2006, articolo di Rosita Donzì, editrice “Editrice Le Fonti S.r.l”;
– Rivista ” Basilea 2-verso un nuovo rapporto banca-impresa, n.4 luglio-agosto 2006, articolo di Rosita Donzì, editrice “Editrice Le Fonti S.r.l”;

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A cura di Dott.ssa Alessandra Gervasi Ufficio Finanziamenti Plan Consulting

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Appunti sulla creazione del valore

Per far in maniera  che la creazione del valore diventi uno dei principi fondamentali della pianificazione aziendale , il Management dovrà avere la piena coscienza che tale elemento dovrà essere riferimento essenziale per ogni decisioni importante e atto a misurare il valore non unicamente a livello di Impresa , ma anche a livello di singoli e specifici business, arrivando alla determinazione e distinzione tra quelli che creano a quelli che potrebbero distruggere “Valore” .

Ogni scelta seguirà un percorso logico coinvolgendo i livelli operativi con strumenti adeguati, quale il controllo di gestione che dovrà prestare la massima attenzione al processo decisionale mediante un approccio basato sulla “pianificazione del valore” .

 

Il Controller avrà quindi la possibilità di monitorare le azioni di miglioramento evidenziando la dinamica economica.

E’ fondamentale quindi, che il Controller esegua un’analisi interna volta ad individuare le modalità di creazione di valore dell’Impresa scindendo dopo un esame del margine operativo lordo, del capitale circolante netto e del capitale fisso , fra quelle legate alla gestione dell’attivo da quelle del passivo.

Si rileverà quindi creazione di valore se:

1) il risultato degli investimenti è superiore al costo del capitale

2) il costo del capitale effettivo è inferiore al costo del capitale al momento realizzabile

Si avrà distruzione di valore se:

1) il rendimento degli investimenti è più basso al costo del capitale

2) il costo del capitale effettivo è più rilevante al costo del capitale attualmente realizzabile

Comunque l’analisi del processo di creazione di valore dell’azienda non sarà unicamente interna, che sappiamo affronta i dati storici ed i mercati finanziari, ma non trascurerà i temi clientela e concorrenza, tenendo presente tuttavia che la creazione di valore per il cliente , pure essendo necessaria , non è sufficiente a sostenerla nel tempo.

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L’importanza dei dati andamentali per il rating Basilea 2

L’accordo di Basilea II lascia alle banche la libertà di usare metodi di stima differenti purchè in essi siano considerati gli stessi principi di valutazione, per cui si avvicinino a risultati simili.

In questo post mi interessa farti porre l’attenzione sulle derivanti dall’andamento del rapporto bancario quindi dai dati interni del rapporto e dai resoconti ottenuti da Centrale dei rischi e CRIF

Dalle notizie ricevute, la Centrale restituisce ogni mese un flusso personalizzato, con il quale viene fornita la posizione totale a livello di sistema dei singoli clienti contenente uno scoring,

Per tutte le imprese, anche le più piccole e meno strutturate, è quindi ancora più importante evitare di imbattersi in irregolarità di condotta, investendo su tecniche di programmazione finanziaria

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La Tua Analisi direttamente con un file Video ?

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Certo , abbiamo adottato già da un pò di tempo questa tipologia di analisi che ti puoi quindi permettere di vedere

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Con l’Analisi degli ultimi tre bilanci d’esercizio,si consente di capire velocemente la tua azienda e ti permette di vedere come come viene valutata dal sistema bancario alla luce di Basilea 2, mettendo in evidenza i principali punti di forza e debolezza a livello economico-finanziario.

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