Basilea 2 e IAS:Regole Troppo rigide-penalizzanti per le PMI !

Basilea 2 e IAS di fatto si sono rivelate regole troppo rigide e penalizzanti soprattutto per le PMI.  Vediamo perché?

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Basilea 2 è nata con l’obiettivo di sostituire i criteri discrezionali di valutazione con principi oggettivi riconosciuti su scala internazionale.

Ecco i rating…ogni società viene classificata dalla propria banca con un “punteggio”, una specie di pagella scolastica, che ne attesta la solidità patrimoniale, l’affidabilità dimostrata nei precedenti rapporti con il sistema bancario e la solvibilità futura.

Quando l’azienda si rivolge alla banca per un finanziamento, si vedrà proporre un tasso proporzionale al giudizio espresso dall’istituto di credito. Questo ha messo in crisi i sistemi imprenditoriali fortemente sbilanciati sul fronte delle piccole imprese come quello italiano, caratterizzato da realtà a elevato indebitamento.

Di fronte alla necessità di disporre i crediti in base a criteri strettamente oggettivi, molti funzionari bancari non possono far altro che negare le richieste di finanziamento. Le PMI sono praticamente tagliate fuori …il credit crunch dilaga….

«La prevista revisione del quadro regolamentare potrebbe giungere troppo tardi per molte imprese. Di conseguenza, le varie associazioni di categoria ritengono che l’UE debba urgentemente allentare i requisiti patrimoniali delle banche e le metodologie di valutazione del rischio per facilitare l’accesso al credito delle imprese ed una rapida ripresa economica».

Stesso discorso per gli Ias. Regole troppo rigide e procicliche. Per fare un esempio, l’obbligo di portare in bilancio il valore di mercato dei titoli ha funzionato fino a che il mercato ha continuato a crescere, per poi amplificare le difficoltà delle società ai primi sintomi della crisi. Si sta già lavorando per cercare di intervenire su questi aspetti….la sfida non è semplice anche perché occorre mettere d’ accordo gli interessi dei vari paesi.

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A cura di Dott.ssa Alessandra Gervasi Ufficio Finanziamenti Plan Consulting

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One comment

  1. Gian Piero Turletti

    Storicamente, criteri come quelli di Basilea 2 e gli IAS sono sorti con l’intento di ricondurre la concessione del credito, ed i parametri di riclassificazione del bilancio, a standard internazionalmente riconosciuti, e comunque presumibilmente più aderenti alla realtà impreditoriale, oggetto di disamina.

    Come peraltro spesso accade, peraltro non solo in ambito finanziario, la realtà si rivela invece diversa dalle previsioni e dalle teorie.
    Più precisamente, occorre ricordare come gli accordi elvetici siano sostanzialmente riconducibili alla definizione quantitativa, nell’erogazione del credito, con utilizzo di un criterio che poi, invece, si è comunque rivelato semidiscrezionale.

    Utilizzo questo aggettivo, poichè da un lato il rating ha comportato una sorta di automatismo, ma per altro verso non ha cancellato una discrezionalità di fondo.
    Se, infatti, per un verso il funzionario di banca non esprime più una sua valutazione autonoma, per altro verso il rating non è oggettivamente definito nè nelle sue componenti, nè nel punteggio da assegnare ad ognuna di esse.
    Conseguentemente, ogni istituto ha potuto implementare il proprio sistema di rating, potendo dar peso maggiore o minore alle diverse componenti, ai diversi parametri, di cui appunto il rating si compone.

    Questa, peraltro, non rappresenta l’unica criticità di uno strumento di analisi, a mio avviso troppo enfatizzato nel periodo pre-crisi.
    Intanto, come più volte ricordato anche in altri miei intervneti, non dimentichiamoci il fallimento proprio in termini di fallibilità delle analisi, condotte tramite il rating.
    In tal senso, è sostanzialmente tramite il rating che, ad esempio, gli istituti di credito, aderenti all’accordo Patti chiari, avevano inserito titoli obblgazionari, come le Lehman brothers, nell’elenco delle obbligazioni a basso rischio, elenco in cui erano rimaste, nonostante di lì a qualche giorno intervenisse il default della società.
    A tale insufficienza analitica, nel non riuscire comunque ad individuare determinate situazioni di criticità, se non in misura sostanzialmente intempestiva, si accompagna peraltro la prociclicità, che comporta un credit crunch per la maggior parte delle imprese italiane.

    Proprio anche per questi motivi, meglio sarebbe limitare o annullare l’istituto, a favore di altre metodologie sicuramente più tempestive e decisamente meno procicliche, come il sistema basato sui credit default swap.

    Quanto agli IAS, anche questi presentano talune criticità, in particolare per quanto riguarda la determinazione del fair value di titoli e derivati, da conteggiare nei bilanci aziendali.

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