Bilanci 2008-2009!Con i parametri attuali di Basilea 2 difficile ottenere credito

Può essere  positiva per una buona fetta di imprese italiane  la notizia  del 24-08-09 uscita su  http://www.asca.it .
rating-credito-bancario-basilea-2

Il comunicato  riporta l’ invito ad un ripensamento ai parametri di Basilea 2 e la successiva proposta dell Amministratore Delegato di Intesa Sanpaolo Corrado Passera, intervenuto al meeting di Rimini.

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(ASCA) – Rimini, 24 ago – ”Con l’arrivo dei bilanci 2008 e 2009, dare credito seguendo regole e codici sara’ ancora piu’ difficile” e un ”ripensamento” delle norme fallimentari e di Basilea 2 sarebbe positivo.

Passera ha detto di reputare ”Basilea 2 uno strumento molto valido metodologicamente e come meccanismo di comunicazione tra imprese e banca”, ma, ha aggiunto, ”quello che dobbiamo riuscire a correggere insieme alle autorita’ di vigilanza sono alcuni aspetti che esasperano la prociclicita’ di Basilea 2.

Siccome la componente bilancio e’ molto elevata come peso, rischiamo di trovarci con annate di bilanci cosi’ basse che il derating potrebbe rendere non bancabili alcune aziende che invece, guardando le prospettive, bancabili potrebbero anche essere”.
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Per entrare  meglio nell’effetto prociclico ti propongo una piccola parte di un articolo che avevo pubblicato nell’aprile 2004  intitolato “Basilea 2 : Il nuovo sistema di Credito alle imprese “


In questo articolo facevo riferimento a  Basilea 2 dicendo che sarebbe stato un  cambiamento globale, di portata generale, che porta vantaggi e svantaggi, opportunità e minacce.
Indubbiamente la sfida di Basilea, se colta correttamente,  può rappresentre  una grandissima opportunità, in quanto porta verso un miglioramento continuo della finanza d’impresa e, per coloro i quali rientrano in certi parametri, rappresenta una diminuzione di costi.

Al contrario, questo miglioramento per il nostro sistema bancario, presenta delle minacce per le imprese quali , come ha osservato Angelo Baglioni , docente associato di Economia Politica nella Facoltà di Scienze Bancarie, Finanziarie e Assicurative dell’Università Cattolica di Milano in un articolo pubblicato su Ebcnews.com , l’effetto prociclico .


“Basilea 2 potrebbe aggravare le fluttuazioni economiche.In una fase di recessione le imprese debitrici presenteranno un rischio di credito in crescita e per le banche dar loro dei prestiti diventa più costoso. Le aziende che già si trovano in una fase negativa, dovrebbero sopportare allora una restrizione dei finanziamenti, accelerando i fattori di crisi”. In una fase di espansione, invece, accade l’inverso: “aumentano le fluttuazioni cicliche”, dichiara Baglioni. “E’ il pericolo più grave di Basilea 2 ed è già stato sottoposto all’attenzione del Comitato”

Già nel 2004 si prevedeva  l’effetto ed ora si ricomincia a richiedere una rivisitazione dei parametri.

Naturalmente mi schiero con le Associazioni di Categoria che hanno già fatto sentire la propria voce  per far   limitare i rigidi parametri di Basilea per permettere alla imprese meno “Virtuose”  o colpite  dalla crisi di poter finanziarsi adeguatamente.

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A Cura di Patrizio Gatti

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8 comments

  1. Gian Piero Turletti

    Posso dire di condividere pienamente le osservazioni, provenienti da varie fonti, sulla prociclicità, esaltata da Basilea 2.

    In effetti, quei timori si sono concretizzati.
    In fase economica espansiva, certe imprese hanno ottenuto credito con maggior facilità, e chi invece già si trovava in difficoltà, in fase recessiva, ha incontrato ancora maggior difficoltà nell’ottenre credito dalle banche.
    Peraltro occorre, a mio avviso, anche considerare il particolare metodo usato dalle banche per prestare denaro.

    Forse, non tutti sanno che si tratta di moneta scritturale, legata all’istituto della riserva frazionale.
    Questo significa che non si deve pensare che le banche possano imprestare quanto costituito da fondi e riserve, ad hoc, ma un multiplo di tutto ciò.
    In particolare, in Italia, in base alle disposizioni della Banca d’Italia, gli istituti creditizi possono imprestare sino a 50 volte quanto costituito dalle specifiche riserve, e questo significa che sul totale di quanto imprestato devono tenere a riserva il 2%.
    Quindi i soldi, il denaro imprestato dalle banche, solo per un 2% delle riserve è rappresentato da denaro reale, e per il resto è rappresentato da denaro virtuale.
    Ecco perchè molti dicono che le banche si arricchiscono, creando denaro dal nulla.
    Questo effetto leva è stato necessario per sostenere lo sviluppo economico, ma evidentemente, in fasi recessive, a fronte di una diminuzione delle riserve stesse, si ha un effetto moltiplicatore anche su quanto denaro virtuale non possa più essere oggetto di prestito, una sorta di delevarage.
    Si deve anche considerare che peraltro, nonostante il limite di 50 volte, a sua volta quel denaro potrebbe, con la circolazione monetaria, costituire ulteriori riserve, ad esempio in altri istituti, e quindi, praticamente, non c’è limite alla creazione di denaro virtuale, scritturale.

    Da tutto ciò consegue una rilevanza ancora più determinante dei criteri di Basilea, proprio perchè questi ultimi, essendo incentrati sul quantitativo di riserva che si deve costituire, in base al rating aziendale, considerando una componente economica, che poi ha un effetto leva sull’economia.
    Il guaio, appunto, è che in fasi recessive, l’effetto moltiplicatore si ripercuote in negativo, ed ecco una delle cause dell’esasperazione del concetto di rating.

    Personalmente, sono quindi tra coloro che sono favorevoli al superamento di questo concetto, anche perchè, comunque, storicamente non si è certo rilevato un ottimale indicatore della solvibilità di società.
    Un caso su tutti: Lehman Brothers.
    Se andiamo a vedere quele poteva essere il rating della famosa banca d’affari, ci rendiamo conto che non indicava certo, come invece si è poi verificato, un imminente rischio di default.
    Eppure….

    Ora, dovremmo considerare un piccolo ragionamento: il rating ha sbagliato, ha fallito la sua missione per società conosciute, e della rilevanza, di una Lehman Brothers.

    Immaginiamo cosa possa rappresentare per microimprese, o società, che certo non hanno nè la dimensione, nè la quantità di dati a disposizione, che invece riguardavo la banca d’affari statunitense.

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