Una delle domande che spesso mi viene posta è:
“E’ meglio perdere quel lavoro,quella commessa ,quella vendita , o accettare il prezzo con guadagni per noi più bassi?”

Per arrivare a questa risposta a volte importantissima per alcune imprese , che va valutata attentamente e assolutamente caso per caso , voglio provare a dare alcune brevi indicazioni di carattere generale per cominciare a considerare la questione.
Occorre innanzitutto ,grazie alla contabilità analitica ,stabilire se ragionare in termini di Full Costing o Direct costing .
In azienda si può parlare di direct cost (costi diretti) o di costi pieni full costing , indifferentemente, se si hanno bene in mente le conseguenze gestionali ottenibili con l’utilizzo di una tecnica piuttosto che con l’altra.
L’importante è riuscire a capire che il prodotto assorbe una certa quantità di costi amministrativi:
Per chi non è prettamente amministrativo non sarà mai logico attribuire ,per esempio, i costi dei colleghi impiegati o dei consulenti ad un prodotto; nonostante tutto , sarà sempre giusto e valido per l’economicità dell’azienda.
A me piace il sistema a costi diretti, perché questo principio è un criterio corretto ed inattaccabile, purchè sia chiaro che l’azienda dovrà verificare che il margine derivante dal direct costing detto anche “Primo margine” deve essere una percentuale o un valore abbastanza interessante per coprire i costi fissi di struttura ,che l’azienda stessa deve sostenere.

C’è da verificare se il primo margine è utile per pagarti una fetta di costi fissi.
La valutazione è importante nel caso in cui , come nella figura sopra , ti dovrai trovare di fronte alla decisione se accettare un lavoro che ti renda zero (considerando i Costi di struttura) con un minimo di margine lordo che ti ha permesso di coprire i costi fissi oppure lasciarlo del tutto perdere .
Alcune delle considerazioni che si possono fare sono per esempio:
a) Guadagno poco ma l’azienda si trova in un momento che è con scarso lavoro quindi mi pago comunque i costi fissi
b) Questo lavoro ci può assicurare o fare entrare dentro un importante futuro cliente,
c) Questa occasione può essere la prima di una serie di vendite o servizi ,ma se fatti in grosse quantità può darmi continuità di lavoro , quindi lo considero un investimento.
E tu cosa faresti , come ti muoveresti in una situazione simile?
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Ciao Patrizio Gatti
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Molto dipende, ovviamente, dalla situazione e dalla politica aziendale.
In alcuni casi, potrebbe essere interessante conseguire, comunque, la copertura dei costi fissi, in considerazione anche del fatto, ovviamente, che questa componente c’è comunque a va sostenuta.
Diversa è, invece, la situazione, se in luogo di quell’ordinativo se ne può conseguire un altro, che non vada solo a pareggio…..
E sopratutto nel caso che, per la capacità produttiva dell’impresa, siano da considerare ordini o commesse alternativi.
mah… senza voler entrare troppo in dettaglio, non va confusa la coppia costi variabili/fissi con quella diretti/indiretti. Spesso i costi diretti sono anche variabili, ma non sempre: ad esempio, nell’industria manifatturiera, i costi di manutenzione (ordinaria) per una linea che produca 20 prodotti diversi sono variabili – perché dipendono dal fatto che la linea produce – e tuttavia indiretti perché difficilmente allocabili in modo preciso ad un singolo prodotto.
Siccome penso che l’articolo si riferisca al caso dei due impiantisti, come da:
http://planconsulting.it/blog/articoli/come-fare-per-valutare-i-costi-collegati-al-cliente/
boh… vista la struttura supersemplice della loro azienda, io avrei consigliato loro di lasciar perdere con costi diretti e indiretti e di concentrarsi solo su fissi e variabili.
E come si riconoscono i fissi? rispondendo alla semplice domanda: se invece di accettare la commessa giochiamo a carte, i costi spariscono o continuano a correre? Quelli sono i fissi. Se accettiamo l’incarico, quali costi in più sorgono? quelli sono i variabili. La commessa è SEMPRE da rifiutare se il prezzo pattuito non supera i variabili (più lavoro, più perdo). Da valutare invece se almeno li supera. Poi sulle valutazioni, quando accettare e quando no, beh… questo dipende molto dal caso specifico e dalle situazioni concrete.
E’ chiaro che alla lunga il margine deve essere tale da coprire anche i costi fissi. Se li copre solo in bassa percentuale, l’agonia è lunga, ma alla fine l’azienda va matematicamente a gambe all’aria.
ciao “di Passaggio” e giusto ciò che dici cioè “non va confusa la coppia costi variabili/fissi con quella diretti/indiretti” infatti in questo articolo (caso semplificato al massimo ) non è il caso in cui si dovrà calcolare il punto di pareggio .
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Il caso specifico non si riferisce all’articolo dei 2 impiantisti
-comunque a parte questo particolare ,sei stato chiaro sul resto del commento e non posso che essere daccordo con te.
Purtroppo non è così scontato trovare imprese soprattutto piccole che non fanno questo tipo di controllo e che come giustamente suggerisci tu hanno basso margine e purtroppo vanno in difficoltà .
Ciao Grazie
Patrizio
Articolo veramente interessante.Complimenti!
Spero in futuro di trovare nuovi post sull’argomento trattato.
ciao Ric grazie un saluto Patrizio