La scorsa settimana svolgendo come docente un corso di formazione aziendale sul controllo di gestione , entro nell’argomento del magazzino e comincio a parlare degli ordini Just in Time .
In seguito ad alcune nozioni sull’organizzazione del magazzino è nata una interessante discussione tra i vari dipendenti aziendali.
L’azienda in questione gestisce un magazzino diviso in due parti.
Verso il 20 di aprile di quest’anno, un mio cliente nel settore metalmeccanico artigiano , mi dice che all’inizio del mese ha portato presso una Banca con la quale opera , del portafoglio sbf di un nuovo compratore che gli avrebbe pagato con riba a 30 gg il primo acconto pari al 20% dell’importo dell’ordine.
L’artigiano emette quindi riba al 30.04.2012 e la banca gli anticipa i soldi .
Il cliente del piccolo imprenditore 10 gg prima della scadenza chiede una ulteriore dilazione di un mese, che la ditta metalmeccanica gli concede.
Il titolare dell’impresa si reca alla “sua banca” , parla con il funzionario di riferimento al quale gli spiega l’accaduto, chiedendo se poteva richiamare la ri.ba e riemetterne una nuova a sostituzione con scadenza un mese dopo a quella precedente.
Just in time, Kaizen, Toyotismo ed eliminazione di attività che non aggiungono valore aggiunto. Forse sarà ora di applicare queste tecniche direzionali anche nelle piccole imprese?
Ho sempre avuto una particolare attenzione alle metodologie direzionali giapponesi quali il TPS (Toyota Production System) dal quale deriva la lean production , il kaizen , il Just in time.
Leggendo il libro di Robert Kiyosaky “Padre Ricco Padre Povero ” pensavo non solo a quanti privati , ma anche quante aziende sono cadute nel tranello della Corsa del topo .
Perche?
Per tante aziende è una consuetudine anticipare tramite riba o anticipo su crediti , tutto il lavoro fatturato per poter far fronte alle uscite finanziarie spesso anticipate o non ben pianificate .
Questo meccanismo purtroppo, quando rischia di incepparsi?
Martedì scorso mi sono recato in banca ed ho incontrato un mio conoscente che non vedevo da tempo. Egli è proprietario di una piccola impresa, e , sapendo che nella mia attività di controllo gestionale mi occupo anche di analisi di bilancio, mi chiede :
“Ma i prelievi dei soci in una S.n.c. sono da considerarsi un attivo di bilancio o un passivo? ”
Questa domanda mi è stata rivolta in un momento in cui l’addetta ai fidi della Banca aveva appena finito di discutere con il commercialista dell’imprenditore .
Banche : Un altro bello schiaffone alle imprese
Era quasi una cosa scontata , ma qualcuno sperava, se non nell’azzeramento, almeno in un bel miglioramento delle condizioni bancarie a favore dei più deboli.
Invece chissà come mai, hanno vinto ancora i poteri forti, infatti l’hanno avuta vinta gli Istituti di Credito.
Ma il business plan serve Veramente a qualcosa per le richieste di credito bancario?
Negli ultimi periodi , nonostante il credit crunch , ho visto un interesse sempre maggiore per i piani di impresa . Naturalmente devon essere ben fatti .
Come ormai bene si sa, per il conteggio del rating che determina la possibilità di accesso al credito, il business plan purtroppo conta ancora poco .
Ciao oggi voglio rispondere alle domande di un giovane amico di nome Lino che segue il mio blog ,il quale mi ha inviato stamani una email. Egli vorrebbe avere maggiori chiarimenti sull’apertura di una nuova SRL con il capitale sociale ad 1 EURO.
Infatti con il . c.d. “Decreto legge liberalizzazioni”, è prevista la possibilità per chi non ha compiuto i 35 anni di età di costituire una società a responsabilità limitata, con capitale sociale non inferiore ad 1 euro.
Una notizia per le imprese che avrebbe avuto dell’ incredibile .
Peccato che è ancora tutto in discussione ed il Governo sembra che cercherà di correggere il tiro …
Ma cosa è successo?
In seguito ad un emendamento della senatrice del PD Anna Rita Fioroni nel voto di fiducia , si è imposto il decadimento di tutte le commissioni, gli oneri o le competenze accessorie delle banche a fronte delle concessioni di linee di credito » .
A seguito del provvedimento del Governo i vertici dell’Abi si sono dimessi in massa .
E’ stata una cosa abbasatanza pesante che ha comportato adirittura la “minaccia” del blocco del credito.
Secondo l’Abi la norma danneggia gli investimenti mettendo a rischio il credito alle imprese costringendo il sistema creditizio ad una stretta creditizia oltre all’applicazione dei tassi più alti.
Riporto di seguito alcuni delle notizie apparse su www.asca.it:
Col fine di sostenere il sistema del Credito è stato firmato l’Accordo Abi-imprese per la Nuova moratoria dei prestiti alle Pmi
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(ASCA) – Roma, 28 feb -
Firmata oggi a Roma l’intesa sulle ”Nuove misure per il credito alle Pmi” dall’Abi, dall’Alleanza delle Cooperative, Assoconfidi, Cia, Claai, Coldiretti, Confagricoltura, Confapi, Confedilizia, Confetra, Confindustria, Rete Imprese Italia. Hanno siglato l’intesa anche Corrado Passera, ministro dello Sviluppo economico, Infrastrutture e Trasporti e Vittorio Grilli, Vice ministro dell’economia e delle Finanze.

















