Ieri 13 marzo 2013 , mentre stavo ritornando da Roma dopo una riunione di lavoro, sono salito sul treno con il Direttore di una Società di servizi. Il Direttore M. ha incontrato una suo amico imprenditore che si è seduto vicino a noi .
I due cominciano a parlare del più e del meno ed entrano nel discorso lavorativo.
Naturalmente il Direttore M. mi presenta al suo amico imprenditore di nome A.
Egli ci racconta che nel 2012 ha passato un brutto periodo e nonostante ciò , è riuscito a portare avanti la sua azienda seppur con le difficoltà finanziarie a causa di insoluti, restrizione del credito delle banche e mancanza di lavoro. Quello che ora l’imprenditore non riesce a capacitarsi è il fatto di aver preso tanto lavoro e di non aver liquidità.
Mentre leggevo le notizie Ansa e Asca mi sono chiesto se di alcune cose che stanno succedendo ce ne siamo resi conto solo ora…
Certo che diventa difficile in questo clima favorire gli investimenti, e ci vuole davvero il coraggio ,la capacità e la perseveranza dell’imprenditore .
Ho preso spunto da alcune notizie che sono apparse online :
Banche : Un altro bello schiaffone alle imprese
Era quasi una cosa scontata , ma qualcuno sperava, se non nell’azzeramento, almeno in un bel miglioramento delle condizioni bancarie a favore dei più deboli.
Invece chissà come mai, hanno vinto ancora i poteri forti, infatti l’hanno avuta vinta gli Istituti di Credito.
Wow…. possibile che ci siamo sbagliati?
O la pressione delle Associazioni di categoria e dei consumatori hanno prodotto un primo effetto?
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Fonte:ANSA. Dietrofront Rai
ROMA – 21 febbraio, 21:20
- “La Rai non ha mai richiesto il pagamento del canone per il mero possesso di un personal computer”.
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In un momento come questo di credit crunch a creare malcontento ci mancava anche questo bel balzello :
Come ben specificato nell’articolo “La Rai pretende il canone anche su computer e iPhone” di Valerio Bassan
“Basta possedere un computer, un telefonino o un iPad in azienda per essere costretti a pagare il canone.
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Sempre attualissima la citazione di Luigi Einaudi. Anzi ancora di più lo è diventata con l’avvento della crisi e delle problematiche che sono state create anche dal mondo bancario che con un vero e proprio credit crunch ha contribuito a far affondare quelle imprese che già erano in difficoltà o si sono trovate in condizione di faticare .
Un’azienda artigiana con fatturato medio annuo di 1 milione di euro ha sempre navigato in buone acque , il bilancio ha sempre prodotto un utile adeguato per le esigenze dei soci.
Nel 2009 ha ricevuto un insoluto di circa 180.000 euro per il fallimento di un cliente.
Gli insoluti arrivavano in maniera graduale, l’azienda ha sofferto, ha allungato i debiti verso i fornitori ed è sempre andata avanti con gli anticipi su sbf , cioè tutto il fatturato mensile veniva anticipato per coprire debiti vecchi.
















