Posts Tagged ‘controllo di gestione’

Wow ! La mia esperienza lavorativa nell’Ebook “Da Dipendente a Professionista”

All’incontro Autori di Bruno Editore nel settembre 2010 a Roma ho conosciuto Laura Tentolini e Alessandro Muscinelli autori dell’ebook “Dalla Vetrina al Magazzino

In quell’occasione essi mi dissero che avevano in progetto di scrivere un manuale   per aiutare chi avesse intenzione di  lasciare il lavoro da dipendente per mettersi in proprio. 

Io dissi a Laura e Alessandro che era ciò che avevo vissuto io,   anche se  sono sempre rimasto molto attaccato al mio ex datore di lavoro, imprenditore da me stimatissimo  e per me un vero mentore col quale tutt’oggi ho l’onore di collaborare.

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Grossi insoluti: Attenzione a finanziare il mancato incasso con i fatturati correnti!

Un’azienda artigiana con fatturato medio annuo di 1 milione di euro ha sempre navigato in buone acque , il bilancio ha sempre prodotto un utile adeguato per le esigenze dei soci.

Nel 2009 ha ricevuto un insoluto di circa 180.000 euro per il fallimento di un cliente.

Gli insoluti arrivavano in maniera graduale,  l’azienda ha sofferto,  ha allungato i debiti verso i fornitori ed è sempre andata avanti con gli anticipi su sbf , cioè tutto il fatturato mensile veniva anticipato per coprire debiti vecchi.

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Piccola Azienda Manifatturiera -Riorganizzazione e miglioramento:Intervento tipo! I^ Parte.

Oggi vorrei iniziare una serie di articoli prendendo spunto da un recente intervento sulla riorganizzazione ed il miglioramento della struttura aziendale.

Nell’ estate 2010 siamo intervenuti in una piccola azienda manifatturiera che avvertiva la necessità di rendere la struttura più efficace ed efficiente ed il flusso produttivo più snello, meno macchinoso.


Accanto agli strumenti tradizionali di contabilità analitica, budget, previsioni e controllo degli scostamenti, abbiamo affiancato una analisi e  valutazione del clima in azienda.

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Rinnovato il blog Plan Consulting di Patrizio Gatti sul controllo aziendale !

Ciao , è da tempo che desideravo cambiare l’aspetto del mio blog, ed ora, grazie all’aiuto del mio amico Massimo Previato Consulente Informatico sono riuscito nell’impresa.

Il blog era nato con un tema WordPress  gratuito in maniera più che dilettantistica .

Visto però ,anche grazie a TE ,  il continuo e costante  aumento di visitatori giornalieri  ho chiesto a Massimo se mi aiutava a   dare al blog un aspetto piu’ professionale, con colori piu’ tenui e gradevoli, diminuendo nel frattempo  il numero di elementi presenti nelle pagine!

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B2corporate.com:Intervista a Patrizio Gatti!Controllo di Gestione in azienda

Ciao,è con piacere che riprendo la seconda parte dell’intervista che  mi ha fatto Luca Vanzulli  e che  è stata pubblicata su sul blog www.b2corporate.com .

Redazione B2C : Si sente spesso parlare di evoluzione del Controller in azienda e di rilevanza delle tecniche di controllo di gestione?

Intanto partirei dal presupposto che Il Controller è un accorto lettore e conoscitore di dati economici, non necessariamente deve essere un contabile.
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Controllo di Gestione Aziendale:Il sistema dovrebbe motivare anche i collaboratori !!!

“Non possiamo avere successo se insistiamo con l’usare i tradizionali sistemi gestionali basati sui momenti del comando e del controllo , in cui molte migliaia di persone credono che il loro unico compito sia fare solo ciò che viene detto loro “
Paul H.O’Neill , Presidente dell’Alcoa
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Mentre   stavo rileggendo “ Il Controllo di Gestione  Kenneth A. Merchant .Angelo Riccaboni –MC GRAW HILL” dal quale ho preso la frase sopra , mi risalta agli occhi anche il concetto che:
”L’aspetto cruciale di ogni sistema di controllo riguarda i suoi effetti sul comportamento…..Il sistema ha bisogno di essere progettato in modo che assista , guidi e motivi  il management a prendere decisioni e ad agire in maniera coerente agli obiettivi finali dell’organizzazione.”
Bene..,  io aggiungerei che il sistema di controllo dovrebbe  motivare anche i collaboratori .
Difficilmente un’azienda con dipendenti  , oggi può pensare di durare sul mercato operando con dei collaboratori scontenti.
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Balanced Scorecard per il controllo gestionale dell’azienda

Riprendo il post precedente sul controllo gestionale per l’azienda  con la Balanced scorecard ritornando sulla redazione di una mappa strategica secondo principi ed obiettivi definiti sulla base di 4 prospettive :

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I. Prospettiva finanziaria
Il primo obiettivo per l’azienda è ottenere un profitto, aumentando il livello dei ricavi. Attraverso indici finanziari (acid test, indipendenza finanziaria, cash flow) e di redditività (ROE, ROI, ecc) è possibile ottenere informazioni sulle performances finanziarie dell’azienda utili a comprenderne l’andamento gestionale.
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Il Capitale esterno o capitale relazionale in azienda

Rimanendo in tema di Capitale umano o capitale intellettuale come già nei precedenti articoli il tema è ancora un ulteriore spunto sul capitale immateriale e cosa rappresenta il capitale relazionale sempre  prendendo come fonte di suggerimenti   ( L. Edvinsson, “Knowledge Sharing Excercise (luglio 2001), in J.H. Daum, Intangibile Assets and Value Creation, John Wiley & sons Ltd, 2003.-M. Monteleone – Ricerca area pianificazione e controllo di Isvor Fiat)

 

Il capitale esterno è rappresentato dalle relazioni con i clienti e i fornitori, dall’immagine e dalla reputazione dell’azienda.

Il cliente è il valore più importante che possiede un’azienda.

La gestione delle relazioni con il cliente include il complesso insieme di attività strategiche, il cui scopo principale è quello di aumentare la redditività dell’azienda, attraverso il miglioramento costante dei rapporti con i clienti.

In che modo è possibile migliorare questo rapporto?

Comunicazione è la parola chiave, sia in entrata che in uscita.

Il cliente deve essere considerato come un individuo specifico con interessi e necessità particolari. Un orientamento strategico in cui si privilegia cosa pensa il cliente è uno strumento cardine del successo delle politiche aziendali.

Il cliente è lo spettatore critico finale di un processo.

Poniamoci nei panni di uno spettatore che vede la prima visione di un film reclamizzato e sponsorizzato da mesi, con un cast internazionale di primo piano ed una trama sulla carta coinvolgente.
Prima di entrare nella sala cinematografica, io spettatore, ho notato che il regista X ha diretto parecchi film di grande successo, l’attore Y ha vinto due Oscar e che il film narra un argomento di mio interesse. Ho perciò un’immagine del film che rispecchia il massimo della mia soddisfazione.
Al termine della proiezione, il film risulta essere un B-movie, con un cast poco valorizzato ed una trama insufficiente.
Uscendo dal cinema, incontro l’amico Z che mi chiede se il film era interessante. Cosa gli dico?

Ecco, la domanda che permette di comprendere il reale valore di un giudizio esterno.
Cosa dico io ad un altro potenziale cliente della società X se non sono soddisfatto?
Il successo di un prodotto/servizio è soprattutto la soddisfazione del cliente.

E tu cosa ne pensi?

IL Capitale intellettuale in azienda– 1.a parte

In un primo momento l’argomento può far domandare:

Che cosa è il capitale intellettuale? E a cosa serve?

Alla prima questione, si può rispondere che il capitale intellettuale non è altro che un valore intangibile ed occulto.

Alla seconda questione si risponde che serve alle imprese, alle organizzazioni e agli enti pubblici per crescere bene ed ottenere un profitto più qualitativo.

Intellectual Capital, secondo L. Edvinsson ( “Knowledge Sharing Excercise (luglio 2001), in J.H. Daum, Intangibile Assets and Value Creation, John Wiley & sons Ltd, 2003) indica un concetto totale di conoscenza basato su relazioni e competenze con lo scopo di crescere e creare valore.

Questo aspetto è al centro di un vivace dibattito economico in quanto abbraccia la sfera dei nuovi principi contabili internazionali (IAS), i bilanci e l’impatto sull’intera governance aziendale.

In Italia, sembrerebbe che il capitale intellettuale non è stato ancora completamente valorizzato: solo alcune le imprese sono precorritrici di questo strumento innovativo. Queste imprese valorizzano il capitale intellettuale in quanto comprendono meglio il valore occulto che è capace di attribuire alla loro attività: infatti a causa dei frequenti flussi di ricambio queste imprese si rendono conto del suo valore nel momento in cui non è più presente al loro interno.

Allora, come è possibile valorizzare il capitale intellettuale?

Il primo passo è fare il censimento del capitale immateriale ed associare ad esso una serie di indicatori di efficienza, di stabilità, d’innovazione, di crescita, di esperienza e competenza.

Il secondo passo sarà quello di far crescere il capitale attraverso la formazione del personale, la ricerca e lo sviluppo.

Al fine di valutare e valorizzare il capitale intellettuale è necessario suddividerlo in 3 gruppi:

  1. capitale umano (abilità, esperienza, senso di appartenenza, valori, capacità di adattarsi al nuovo e creatività)
  2. capitale di struttura (tecnologia, invenzioni, pubblicazioni e processi interni tutelati da diritti di proprietà)
  3. capitale esterno o del cliente

In sostanza per riconoscere se il capitale intellettuale è davvero un valore aggiunto dobbiamo porci 3 domande

1.Il cliente ha sufficienti informazioni per apprezzare questa differenza di valore fra la nostra offerta e quella della concorrenza?

2.il concorrente o chi vi attribuisce valore può essere disposto a pagare per entrarne in possesso?

3.il capitale intellettuale presente nell’azienda possiede caratteristiche misurabili, adeguate, attendibili, tali da contribuire a creare differenze di valore fra la nostra offerta di prodotti/servizi e quelli della concorrenza

Parliamo di costi nascosti nelle aziende-Come si trovano?

Uno degli argomenti che mi ha appassionato e che ho provato a implementare in alcune aziende è stato l’utilizzo dei Costi della Non Qualità per scoprirne i costi nascosti.

I Costi della non qualità: sono quelli derivanti da inconvenienti,da non conformità.
A mio parere, troviamo il succo di questo sistema in questa bellissima definizione:
Gli insuccessi interni sono il prodotto di quello che spesso viene definito “lo stabilimento nascosto”, in quanto di essi non si ha sentore all’esterno. Tuttavia l’entità di tali insuccessi e dei costi relativi è in molti casi rilevante e la loro riduzione costituisce un’occasione notevole di miglioramento del reddito aziendale (“l’oro nella miniera”)
(Fonte: Quanto costa la qualità –Carlo Baù-AldoMerico- Il Sole 24 ore Libri)”

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