Posts Tagged ‘controllo gestione aziendale’

Piccola azienda-Impresa individuale o che forma giuridica??

Innanzitutto volevo ringraziare il ns. amico e lettore Giovanni Sgaramella, che con la sua domanda che ci è pervenuta via e mail ci ha dato spunto per introdurre  una serie di articoli per tutti coloro che intendono avviare un’ impresa.  Ecco riportata in parte  LA SUA DOMANDA :

” volevo chiedere … per le varie forme societarie d’impresa,le differenze,per esempio in quali casi è opportuno aprire una ditta individuale piuttosto che una società snc o società sas e cosa bisogna fare tecnicamente per aprire una srl,di quanto deve essere il capitale di partenza?

Lo scopo degli articoli non è quello di fornire nozioni e definizioni giuridico – economiche bensì quello di fornire consigli utili, pratici e di facile comprensione. Accessibili cioè a tutti, anche a coloro che non sono propriamente del settore.  E’ anche chiaro che se sei un esperto sei sicuramente a conoscenza di  quanto andremo a dire  o se hai tempo  per cercare nel web trovi tantissimo materiale di alta qualità sull’argomento.

In ogni caso noi per rispondere a Giovanni abbiamo diviso il lavoro  in  3 articoli .

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Ed ora ti lascio al primo articolo scritto dalla Dott.ssa  Alessandra Gervasi.

Buona lettura. ciao  .

Patrizio Gatti

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Ditta individuale o società?

“Lavorare in proprio”, diventare imprenditori o imprenditrici, lavorare solo per se stessi “senza padroni” è il sogno di tante persone. Chi decide di mettersi in proprio è spesso motivato da un forte spirito d’ iniziativa, fiuto per gli affari, entusiasmo, voglia di mettersi in gioco ma il più delle volte è spinto dalla necessità di crearsi una reale opportunità di lavoro, “inventarsi un lavoro” come  alternativa alla disoccupazione.
Un conto però è sognare o avere una buona idea un conto è avere la capacità di valutarne la reale fattibilità e metterla in atto.
Una delle prime scelte che deve fare chi decide di iniziare un lavoro in proprio è quella della forma giuridica.

Lavorare individualmente o costituire una società con altre persone?

La scelta della forma giuridica è determinante. Nel valutare la “convenienza” di adottare una forma rispetto ad un’ altra occorre considerare numerosi fattori.
Si dovrà, per esempio, decidere se limitare la responsabilità patrimoniale al capitale sottoscritto o coinvolgere l’ intero patrimonio personale; decidere se farsi totalmente carico del “rischio d’ impresa” o condividerlo con altre persone; decidere se avere la piena autonomia a livello gestionale; valutare la convenienza fiscale; ecc.
Alla luce di tali considerazioni cerchiamo di vedere più nel dettaglio la ditta individuale e le società di persone.

Ditta individuale

La ditta individuale è la forma giuridica più semplice. Per la sua costituzione non sono richiesti adempimenti particolari, è sufficiente iscriversi alla Camera di Commercio e ottenere una partita IVA, senza dover ricorrere ad un notaio. Il titolare della ditta individuale è l’unico responsabile dell’attività ed è esposto al rischio d’impresa: risponde con tutto il proprio patrimonio presente e futuro (responsabilità illimitata).
Poniamo il caso che il titolare sia anche proprietario di una casa. In caso di fallimento dell’ attività i creditori potranno rivalersi sull’ immobile. Quindi se l’ attività comporta investimenti di una certa importanza potrebbe essere poco saggio costituire una ditta individuale, al contrario se gli investimenti sono pochi e l’ attività è sicura potrebbe essere la soluzione ideale.
Lo svantaggio della ditta individuale è nella denuncia dei redditi, in quanto i redditi dell’impresa si sommano a quelli personali e quindi tassati a loro volta con le aliquote progressive previste dall’Irpef. In questo modo più è alto il guadagno più lieviteranno le imposte.

Per superare questo ostacolo spesso l’ imprenditore “scaltro” decide di costituire un’ impresa familiare.

L’ impresa familiare è una particolare forma di impresa individuale dove oltre al titolare partecipano uno o più familiari, ad esempio il coniuge .
Il vantaggio è in primo luogo di natura  fiscale.

Si paga meno Irpef in quanto il reddito viene distribuito sui familiari anche se questi non prestano realmente la propria opera nell’ impresa. A ciò si aggiunga anche un vantaggio contributivo (per es. pensione) a favore dei collaboratori familiari.

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Legge Finanziaria 2008 – Regime dei “contribuenti minimi”

Dal 1°gennaio 2008, piccoli imprenditori, lavoratori autonomi e giovani professionisti, con un fatturato non superiore a 30 mila euro lordi, potranno optare, in alternativa al regime ordinario, per il regime semplificato senza fare alcuna comunicazione preventiva all’ amministrazione fiscale.
Questo nuovo regime dei “contribuenti minimi” prevede un’ imposta secca del 20% sul reddito in alternativa a Irpef, Irap e Iva.
Particolare attenzione va posta alla nuova fatturazione, infatti il contribuente dovrà emettere fattura senza IVA, riportando la dicitura “  operazione effettuata ai sensi dell’art. 1 comma 100 della legge finanziaria per il 2008” ed applicare il bollo da € 1,81 sulle fatture con importo superiore a € 77,47.
Il non assoggettamento all’ Iva comporta vantaggi soprattutto per quei contribuenti che non effettuano molti acquisti e si rivolgono essenzialmente ai consumatori finali.
Altra importante novità è l’esclusione dall’applicazione degli studi di settore, strumento che negli ultimi anni ha permesso allo Stato di incassare ingenti somme di denaro e che tanto spaventava i contribuenti.
Il reddito sarà determinato come differenza tra ricavi percepiti e spese sostenute (per cassa) mediante un calcolo extracontabile.
Non è però tutto “rose e fiori”. La nuova norma, così com’è stata concepita nasconde delle insidie che devono essere attentamente vagliate. Uno degli svantaggi maggiori consiste nella possibilità di detrarre dal reddito solamente i contributi previdenziali obbligatori per legge mentre non si può usufruire degli altri benefici fiscali (detrazioni per familiari a carico, detrazioni per spese mediche, interessi sui mutui, ecc) tranne nel caso si possiedano altri redditi.
Inoltre l’ aliquota del 20% non è così bassa da essere sempre conveniente.

Non è possibile stabilire  a priori se e in quali casi aderire a tale regime sia vantaggioso. E’  necessario fare un’ apposita valutazione caso per caso.
E’ infatti possibile che, a parità di reddito, risulti più conveniente il regime ordinario rispetto a quello dei contribuenti minimi.

Nel prossimo articolo analizziamo le Società di persone e  il Nuovo regime di Tassazione Separata

Dai uno sguardo anche a questo articolo che può esserti utile

Il business Plan- Ma è utile per tutte le attività? anche online?


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Crescita aziendale? Pianificare anche le richieste di finanziamento bancario

Sempre per rimanere in tema di affidamenti bancari e dell’importanza della pianificazione nel gestirli  mi ricollego all’articolo Fido di conto corrente?Crisi di Liquidità? Muoversi Con Attenzione!!!

ed inserisco in questo post  un’altra storia.

crescita-aziendale-pianificazione

L’episodio che vado a raccontare si riferisce a realtà  ma serve semplicemente per arrivare alla questione che la crescita aziendale va finanziata bene.

Nel giugno 2008  intravedendo la crescita dell’azienda di un mio cliente gli dico che sarebbe opportuno  andare a  chiedere un aumento dei fidi  commerciali (anticipi su fatture e ricevute bancarie) alla propria banca o meglio sarebbe aprire  il conto corrente in un altro Istituto di credito  in maniera tale da dividere  il rischio anche per non dipendere solo dalle decisioni di un Istituto bancario.

Il cliente titolare di una piccola impresa individuale estremamente affidabile, è titubante in quanto non  vuole gestire 2 banche e continua per la sua strada  con un solo Istituto il quale gli concede un piccolo aumento di fido secondo me poco significativo per la futura copertura del suo fabbisogno.

Nel Settembre 2008 ribadisco il concetto, ma ecco che nel dicembre 2008 il mio cliente si ritrova che non ha i soldi per prendere lo stipendio e pagare i fornitori poiché a sua volta primari clienti che sino a poco tempo prima, (prima della cosiddetta CRISI), pagavano con puntualità ora  per vari motivi ritardano a pagare. Poiché il mio cliente non ha richiesto adeguati fidi ora si ritrova a dover chiedere per favore alla sua banca di anticipargli le ricevute bancarie extra fido.

Ok, VA BENE! Ma questo cosa comporta, vuol dire che la sua Banca è brava???

Certo!!!!  I funzionari sono  più che disponibili e gentili e senza dubbio, ma se un fido non è autorizzato e si va extra fido anche per qualche giorno, viene applicato un tasso superiore e l’impresa si ritrova dei costi in più non previsti.
Per esempio si può passare da un 7% ad  un 10-11-12%, ed il costo grosso è la Commissione di Massimo Scoperto che passa magari da un 0,25% a un 1%  il che si traduce in centinaia di euro a seconda del saldo scoperto  da pagare in più di quanto si sarebbe pagato se il tutto fosse stato preventivamente autorizzato.

Comunque, per concludere la storia, nel mese di gennaio è stato dato l’incarico all’ impiegata amministrativa della piccola impresa di fare in maniera di aprire un altro rapporto di affidamento bancario.

Il messaggio che vorrei arrivasse è dunque che i fidi bancari dovrebbero avere un  utilizzo pianificato, ed il tutto dovrebbe andare di pari passo con la crescita aziendale.

Fammi sapere le tue impressioni…

A Cura di Patrizio Gatti


Consulente di direzione aziendale
Autore di “Amministrare l’Azienda”

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Articolo pubblicato anche su  su www.giacomobruno.it

L’importanza della Finanza agevolata in un momento di crisi

In un momento di crisi economica come questo diventa sempre più importante per le imprese e per gli enti pubblici reperire risorse finanziarie a condizioni più economiche di quelle ottenibili sui mercati di riferimento.

È in questo ambito che assume particolare valenza strategica la Finanza Agevolata.
Certamente rispetto al passato le cose sono cambiate.

Scarsa era l’ informativa, ottenere risorse dalla Regione o dallo Stato era sicuramente meno macchinoso e le forme agevolative più vantaggiose. Erano interventi “a pioggia” nell’ ambito di una politica assistenziale della crescita.

Oggi è più difficile ricorrere al credito agevolato. Adempimenti burocratici complessi, tempi troppo lunghi e vincoli di bilancio sempre più stringenti hanno determinato una più attenta allocazione delle risorse finanziarie e un progressivo spostamento delle strategie agevolative da base nazionale a base comunitaria.

Negli ultimi anni le opportunità offerte dall’ Unione Europea sono state numerose soprattutto per programmi che puntano alla ricerca e all’ innovazione ma le nostre imprese, in particolare quelle di piccole e medie dimensioni, non riescono a sfruttarle adeguatamente al contrario di altri paesi come ad esempio la Spagna.

La scarsa partecipazione delle imprese italiane ai programmi comunitari deriva da una molteplicità di fattori. Al primo posto sicuramente la scarsa propensione ad investire in ricerca ed innovazione, basti pensare che in Italia R&S è in percentuale circa la metà della media europea, per non parlare del confronto con gli USA. Questo è sicuramente un problema legato alla  dimensione d’ impresa. La maggior parte delle imprese italiane sono piccole (meno di 50 dipendenti) e tipicamente non investono soldi in ricerca e sviluppo.

A ciò si aggiunga la difficoltà ad accedere alle informazioni tempestivamente e un iter burocratico decisamente complesso ed impegnativo che scoraggia.
Per rimanere competitivi nel contesto economico odierno, che è sempre più dinamico e globale, occorre iniziare a ragionare e parlare un linguaggio europeo. Non usufruire dei finanziamenti europei significa rinunciare a un vantaggio competitivo importante per lo sviluppo aziendale.

A cura di Dott.ssa Alessandra Gervasi

Ufficio finanziamenti agevolati Plan Consulting

Il Capitale Umano in Azienda- 2a parte

“Un’azienda è più forte se ciò che la tiene unita è l’amore piuttosto che la paura…Se i dipendenti sono al primo posto , sono felici”

Herb Kelleher ,cofondatore di Southwest Airlines

( frase prelevata dal libro di Timothy  Ferriss4 Ore alla Settimana”)

Riprendo il filo del discorso per quanto già scritto nel precendente articolo

ciao e Buona lettura  , iscriviti ai Feed  RSS per rimanere aggiornato.

La capacità professionale deve essere riconosciuta ed incentivata, sia in termini di valorizzazione che di retribuzione e responsabilizzazione.

La perdita della risorsa professionale comporta tre tipi di costo intangibile:

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Controllo gestione aziendale-La costanza e’ importante?

Quando mi trovo ad insegnare ad un amministrativo mi vengono naturali fare alcune raccomandazioni proprio prendendo come spunto la mia esperienza lavorativa.

Queste raccomandazioni si sono trasformate nell’acronimo C.P.C.M., suggerimenti secondo me basilari per mantenere un controllo di gestione efficace.

Vediamone per ora brevemente solo uno :

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Come controllare le condizioni per fare sentire “sotto esame” il funzionario bancario

Come fare sentire “sotto esame” il funzionario bancario

Articolo di Patrizio Gatti tratto dal blog www.GiacomoBruno.it

Nel marzo 2008 mi sono trovato con un cliente che mi ha conferito l’incarico di controllare le trattative bancarie, di fronte ad una impiegata di un Istituto di Credito che aveva il compito di seguire le imprese.
Le ho fatto notare che le condizioni che applicavano all’impresa in questione erano troppo alte chiedendole di verificare la possibilità di un rimborso sulle condizioni passate.
La Sua risposta è stata che per il passato sarà difficile riottenere qualcosa e se comunque il mio cliente aveva visto che non le venivano applicate le condizioni trattate e non andavano bene avrebbe dovuto farlo presente un po’ prima .

Conoscendo la potenzialità del mio cliente le ho letto le condizioni che ci applicano in altri istituti chiedendole di verificare se anche la loro banca voleva adeguarsi oppure nostro malgrado saremmo stati costretti a spostare il lavoro da altre parti .

Come quasi per miracolo dopo aver sentito i suoi superiori ci è stato comunicato che saranno applicate le condizioni molto più favorevoli .

Morale della storia :
E’ evidente che con aziende che hanno il rating (valutazione) molto buono hai molto potere di negoziazione ed è quindi più semplice ottenere buone trattative.

Questo è solo un esempio tra i tanti che mi capitano nel mio lavoro e quello che ne viene fuori è che il metodo di comportamento nei confronti del Bancario di riferimento ora ce lo dovrebbe suggerire il nostro punteggio, cioè non possiamo pretendere ottime condizioni se abbiamo una valutazione di rating poco soddisfacente.

Imparare a conoscere il rating significa anche imparare a conoscere fino a dove si può arrivare in termini di condizioni.
Non aspettare gli estratti conto per scoprire che la Banca ti sta applicando dei tassi o spese troppo alte.

Incontra periodicamente o telefona al funzionario bancario di riferimento e fallo sentire “amichevolmente” sotto esame come lui ti farebbe sentire nel caso di un tuo sconfinamento dal fido di conto corrente .

A Cura di Patrizio Gatti
Autore di “Amministrare l’Azienda