Imprenditoria Femminile

Imprese Toscane! Informativa sui finanziamenti agevolati in Toscana

Ciao , ti volevo presentare il mio servizio, per il momento effettuato solo per le imprese Toscane, cioè una newsletter gratuita che ti informa sulle possibilità di finanziamenti  agevolati  per i quali possono accedere le Aziende collocate nel territorio toscano .

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Vabbè Patrizio ma non vedo niente di innovativo!!!
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Giusto!!!

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Saranno le Imprese femminili a farci superare la crisi ??

 

Saranno le aziende guidate da donne a farci superare la crisi?

 

“Ogni volta che si è sull’ orlo del precipizio, arrivano le donne che sanno come fare quadrare i bilanci” (Lina Sotis).

Il “boom” delle imprese al femminile che ha caratterizzato gli ultimi 5 anni ha subito un netto rallentamento ma il trend resta comunque positivo.

 

In un solo anno sono nate 5.523 imprese femminili portando il numero complessivo a 1.243.824 aziende attive. Un aumento certo non vistoso (+0,45 per cento) che tuttavia spicca se paragonato all’ immobilità del tessuto imprenditoriale del Paese.

In altre parole grazie alle donne il saldo segna zero, senza di loro sarebbe stato negativo.

Questo è quanto emerge dall’ Osservatorio dell’ Imprenditoria femminile sui dati forniti da Infocamere relativi al Registro delle Imprese delle Camere di Commercio. Molte le novità.azienda-impresa-femminile


La forma giuridica scelta dalle neo imprenditrici presenta forti trasformazioni: si favoriscono le società di capitale, di persone, cooperative e consorzi, rispetto alle imprese individuali che restano comunque di gran lunga le più diffuse, almeno in Italia.


Cambia anche il profilo settoriale: donne sempre più alla conquista di settori produttivi fino ad oggi di tradizionale competenza maschile. Si riduce il numero delle aziende nell’ agricoltura e nel commercio mentre sempre più dinamico si rivela il settore dei servizi alle imprese, ovvero attività immobiliari, noleggio, ricerca, informatica oltre ai mercati delle costruzioni e dei trasporti.


Ma e’ soprattutto il contributo dell’immigrazione la vera sorpresa nell’imprenditoria femminile degli ultimi dodici mesi. Ben il 71 per cento (pari a 3.921 unita’) e’ costituito da iniziative imprenditoriali di tipo individuale con a capo una donna extra-comunitaria.


Escludendo la nazionalita’ svizzera, per evidenti legami di vicinanza con l’Italia, le nazionalita’ piu’ rappresentate tra le donne titolari d’impresa sono quella cinese, marocchina e nigeriana.


La concentrazione maggiore si registra in termini assoluti in Lombardia, ma è la Toscana che ospita il numero più elevato di imprenditrici immigrate in proporzione al numero di imprese individuali residenti. Il record provinciale va a Prato, dove oltre un’ impresa ogni 4 ha una titolare straniera.


Altro dato significativo è l’ aumento delle donne nella cosiddetta “stanza dei bottoni”……

I dati sono buoni e incoraggianti, la crescita delle donne alla dirigenza di imprese rappresenta non soltanto un fatto economico nuovo, ma tende a cambiare gli scenari socio-culturali del nostro paese, da sempre guidato dagli ‘uomini’.

Addio cravatte e benvenuti tacchi a spillo.

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A cura di Dott.ssa Gervasi Alessandra

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Impresa femminile? Vantaggi anche se c’è crisi?

azienda-impresa-femminileLe difficoltà che le Piccole e Medie Imprese incontrano nel reperimento delle risorse finanziarie necessarie per l’ avvio e lo sviluppo dell’ attività sono molteplici: dimensione aziendale ridotta, rigidità nell’ ottenere finanziamenti, limitata innovazione, sottocapitalizzazione, ecc.

Tra le possibili soluzioni che si possono individuare vi è quella di ricorrere alla Finanza Agevolata.

Quando si inizia una nuova attività, oggi più che mai, è fondamentale verificare quali tipi di agevolazioni sono disponibili  e quali sono le forme giuridiche privilegiate. Anche se non è possibile generalizzare, possiamo domandarci perché un’ impresa che intende costituirsi ex-novo dovrebbe privilegiare forme giuridiche a prevalente composizione (partecipazione) femminile?

La risposta potrebbe essere per non precludersi la possibilità di accedere a bandi pubblici di finanziamento. Negli ultimi anni infatti la tendenza, sia a livello nazionale che europeo, è quella di tutelare e promuovere le donne e i giovani, che rappresentano un’ enorme potenzialità per lo sviluppo economico.
Frequenti sono i bandi per incentivare l’ imprenditoria femminile, azioni volte a incoraggiare la costituzione di nuove attività o a innovare quelle preesistenti, e l’ imprenditoria giovanile, azioni idonee ad incrementare l’ inserimento dei giovani nel mondo imprenditoriale e del lavoro in genere.
In concreto per esempio, negli ultimi bandi emanati dalla Regione Toscana troviamo tra i criteri di valutazione sia la componente femminile che quella giovanile.

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Si pensi, per esempio, al bando sui “ Contributi a progetti d’ investimento delle imprese cooperative” (annualità 2008) dove ai fini della graduatoria i progetti presentati da cooperative la cui compagine sociale è costituita per almeno il 50% da donne o da giovani sotto i 35 anni prendono un punto in più.

Quindi potrebbe essere interessante valutare attentamente fin dall’ inizio quale tipo di società è conveniente costituire.

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Imprese in rosa – Aziende gestite da donne (introduzione)

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Imprese gestite da donne o in cui le donne ricoprono cariche manageriali di rilievo sono oggi una realtà diffusa e in continua crescita.

E’ generalmente riconosciuto come le donne abbiano innata capacità gestionale, spiccato senso di praticità, intuito e creatività….vere e proprie risorse nell’ attuale mondo del lavoro.

Tutto ciò non è però sufficiente!

Oggi un’ impresa vincente ha bisogno più che mai di informazione, formazione e finanziamenti. Non basta avere qualità intrinseche e buone idee.
Parlando di imprese femminili, è importante darne una chiara connotazione. Non esiste una definizione univoca.  In generale, possiamo dire che un’ impresa può essere definita femminile, quando:

–    si ha un’ impresa individuale e il titolare è una donna;
–    si hanno società di persone e società cooperative in cui il numero di donne socie rappresenta almeno il 60% dei componenti la compagine sociale, indipendentemente dalle quote di capitale detenute;
–    si hanno società di capitali in cui le donne detengono almeno i 2/3 delle quote di capitale e costituiscono almeno i 2/3 del totale dei componenti dell’ organo di amministrazione.

Sotto il profilo della forma giuridica la ditta individuale rimane preponderante ( vuoi per paura di esporsi troppo vuoi per la tipica concretezza femminile) anche se recentemente la tendenza è quella di andare verso forme più moderne e organizzate come quella della società di capitali.
imprenditoria-femminile1 Le donne che intendono avviare un’ attività si trovano spesso di fronte ad ostacoli che nella maggior parte dei casi disincentivano: difficoltà a presentare garanzie, difficoltà ad accedere alle informazioni, difficoltà nei rapporti col mercato e con la burocrazia, difficoltà nel conciliare il lavoro con la vita familiare ma una delle  difficoltà maggiori consiste nell’ accesso al credito.

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Aziende al Femminile? Maggiore difficoltà per accedere al credito

Da uno spunto che mi è capitato in un caso reale ,parlando con la mia collega  Dott.ssa Alessandra Gervasi  le ho suggerito di occuparsi di una serie di articoli sull’imprenditoria femminile e Lei ha risposto devo dire con molto entusiasmo ; ed ecco cosa ci ha preparato . Buona Lettura

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Difficoltà di accedere al credito per l’imprenditoria Femminile

E’ noto come, soprattutto nella fase di avvio dell’ attività, sia indispensabile il reperimento di risorse finanziarie.

Dovendo rivolgersi ad un istituto di credito le imprenditrici donne incontrano maggiori ostacoli e, nell’ ipotesi fortunata in cui il finanziamento viene concesso, pagano un tasso di interesse più alto rispetto alle imprese che hanno come titolare un uomo.

Perché questo differenziale dei tassi di interesse? O meglio perché questa discriminazione?
Da una recente indagine ,condotta da Francesca Lotti e Paolo Emilio Mistrulli nel luglio 2008 ,su un campione  di 150 mila piccole imprese per un totale di fidi bancari pari a circa 1 milione di Euro emergono questi risultati a dir stupefacenti.
Sarà forse che le imprese guidate da donne hanno un tasso di rischio maggiore rispetto a quelle guidate da uomini? No, è un semplice luogo comune: le imprese femminili falliscono infatti meno di quelle maschili.

Dipenderà forse dal tipo di attività svolte o dalla collocazione geografica delle imprese?

No: i differenziali sono uniformemente diffusi in tutto il paese, da nord a sud, indipendentemente dal settore di attività.

E’ allora possibile che questa differenza di tassi sia riconducibile ad un effetto indiretto della legge sul fallimento?

Fino al 2006  la legge sul fallimento impediva agli imprenditori falliti di avviare una nuova attività per un periodo di 5 anni. Poteva quindi accadere che l’ imprenditore con un procedimento fallimentare in corso iniziasse una nuova attività servendosi di un “prestanome”, di solito un parente donna, e quindi l’ impresa, solo in apparenza femminile, potesse pagare tassi più alti per aver inglobato il profilo imprenditoriale del fallito.

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In realtà anche questo fenomeno non è stato così diffuso da motivare il differenziale dei tassi.

Un’ ultima considerazione riguarda l’ ipotesi in cui la banca richieda garanzie esterne. Se una donna presenta un garante uomo le condizioni applicate sono migliori: è un segnale di affidabilità.

Se al contrario l’ impresa femminile è garantita da un’ altra donna per la banca il rischio è maggiore e di conseguenza i tassi sono molto più alti.

Per assurdo una donna garantita da un’ altra donna sembrerebbe rappresentare  per la banca il cliente in assoluto peggiore.

Tutto questo solo per il fatto di essere donna!!!??.

“Fonte: studio condotto da Francesca Lotti e Paolo Emilio Mistrulli, luglio 2008.)”

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