Banche e crisi? Tremonti Bond alcune considerazioni

Riprendiamo il  post introduttivo  precedente per andare a fare alcune considerazioni sui Tremonti Bond, e cosa comporta per aziende e famiglie.

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La prima considerazione da fare riguarda il costo del finanziamento. Supponiamo che una banca  faccia richiesta dei Tremonti Bond, la banca dovrà impegnare questi soldi per prestarli ad aziende e famiglie.

Ma a quali tassi?

Non di certo ai tassi dell’ Euribor, che sono bassissimi.

Le banche è più probabile che presteranno i soldi ad un tasso pari a quello pagano al Governo (che gli ha prestato i soldi) ovviamente maggiorato dei costi che sostengono (strutture, personale, ecc) quindi non meno del 10-11%. Se le cose stanno così, questo non aiuta certo le imprese o le famiglie…

Altra considerazione è che i Tremonti Bond sono uno strumento per dare una boccata d’ ossigeno alle banche in difficoltà ma non tocca minimamente i vertici delle banche.

Più semplicemente se una banca è in crisi ed ha perso patrimonio a causa delle scelte operative sbagliate della dirigenza, gli artefici di questa perdita restano comodamente seduti ai loro posti.

Non sarebbe meglio una nazionalizzazione anche parziale della banca, rimuovendo i responsabili delle perdite e mettendo al loro posto altri dirigenti?

Infine se, come continuano a farci credere, le banche italiane sono così solide che bisogno c’era di destinare loro ben 10 miliardi di euro?

Non era forse meglio distribuirli in qualche modo ai cittadini per consentire un sostentamento immediato e – magari – uno stimolo a spenderne una parte per incoraggiare una ripresa dei consumi?

E tu cosa ne pensi ?  Lascia un tuo commento

A cura di Dott.ssa Gervasi Alessandra

Ufficio Finanziamenti agevolati Plan Consulting

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5 comments

  1. Gian Piero Turletti

    Interessante articolo, ricco di spunti problematici.

    Questo tema può, in effetti, essere interpretato diversamente, e sotto diversi profili, anche in misura decisamente discrezionale.

    Intanto, c’è l’aspetto dei tassi d’interesse.
    Questo tasso è stato definito a livello europeo, anche per evitare di considerare lo stumentodei bond una sorta di aiuto di stato surrettizio.
    Ed in effetti, contribuisce al rafforzamento patrimoniale degli istituti di credito, senza che necessariamente le linee di credito accordate alla clientela siano viste come elargizione della medesima liquidità.

    Diciamo, quindi, che forse la finalità prima di questi bond non è lo spostamento di liquidità verso le imprese, ma piuttosto uno strumento a disposizione della banca stessa oer il proprio rafforzamento patrimoniale.

    Distribuire direttamente tale liquidità a cittadini ed imprese?
    E’ ovviamente una valutazione di politica economica, ed occorre osservare che alcune forme di aiuto sono vietate, in sede europea, mentre comunque l’obiettivo di sostenere il sistema creditizio, comunque, appare imrprocrastinabile.

    Avere un sistema creditizio in difficoltà non è effettivamente condivisibile, ed un obiettivo strategico è il garantirne la solidità.

    Le banche italiane sono solide?
    Diciamo che sono meno esposte alla leva finanziaria, ed ai relativi negativi effetti, rispetto a molti istituti esteri, ma in parte anche da noi il sistema ha risentito della crisi globale, segnatamente Unicredito e San Paolo Intesa.

    Nazionalizzare le banche e rimuoverne i manager?
    Non necessariamente banche pubbliche hanno manager migliori o peggiori rispetto a banche private, o viceversa.
    Per molti anni, in Italia, i principali vertici dei più importanti istituti erano di nomina politica, ed abbiamo avuto anche banchieri molto bravi, tra di essi.
    Stessa situazione con manager di nomina privata.
    Personalmente, non credo nel pensiero unico, che a priori ritiene che il pubblico sia meglio del privato, o viceversa.
    Il problema è sempre quello del singolo uomo con il proprio carico di responsabilità.

    Bisogna quindi analizzare caso per caso, valutare singole respnsabilità, e dimissionare chi ha sbagliato, pubblico o privato che sia.

    Va da sè che poi il problema della valutazione della responsabilità riconduce al discorso legale degli organi competenti a valutare questi aspetti, e della loro capacità ad assolvere tale delicato compito, ognuno con le prorie specifiche mansioni, dai collegi sindacali, per una valutazione più di “legittimità”, sino ad arrivare all’assemblea degli azionisti, con poteri più di “merito”, in ordine alla valutazione di eventuali responsabilità di vertici e manager aziendali.

    Se poi vogliamo esprimere un’opinione personale sulla politica di questi istituti, allora posso dire che, per quanto riguarda segnatamente l’unicredito, mi pare che ci sia una diffusa incompetenza operativa, oltre che strategica.

    E’ da tempo che vedo segni in questo senso, e talune vicende lo confermano.

    Diverso il discorso per San Paolo Intesa, dove a fronte di una situazione di partenza certo non ottimale in diversi settori e funzioni, si sta comunque cercando di recuperare molto del terreno perduto, anche tramite nuovi funzionari decisamente più competenti dei loro predecessori.

  2. Gian Piero Turletti

    Interessante articolo, con molti punti aperti di discussione.

    Ecco i principali:
    tassi troppo alti?
    La relativa misura è stata concordata in sede europea, e diversamente sarebbe stato probabile che i bond venissero considerati indebito aiuto di stato.

    Meglio elargire tale liquidità direttamente ad imprese e privati?
    Secondo me, la misura ha sopratutto lo scopo di sostenere la patrimonializzazione delle banche, misura importante per l’intero sistema economico, e diversamente il dirottare la liquidità direttamente al sistema delle imprese avrebbe ancora una volta corso il rischio di essere considerato indebito aiuto di stato.

    Manager responsabili?
    Direi che i casi andrebbero valutati uno ad uno, ma non dal sistema politico, con conseguenti eventuali interventi pubblici.

    Dovrebbe sempre esser resa operativa la competenza degli organi, appositamente previsti per valutare l’eventuale responsailità di questo o quell’amministratore.
    E del resto, non necessariamente un manager pubblico è migliore di uno privato, o viceversa.
    Abbiamo avuto ottimi banchieri, sia di nomina pubblica, che privata, ed altri che non erano alla stessa altezza.

  3. Pingback: Crisi banche-Tremonti Bond Ok!!ma per chi?? | Plan Consulting di Patrizio Gatti

  4. Alessandra Gervasi

    Grazie Gian Piero, mi confermi ciò che è stato detto nell’ articolo.Ritengo siano spunti interessanti che meriterebbero di maggior approfondimento sopratutto quello sulla responsabilità dei manager.Sarebbe opportuna una nazionalizzazione, anche parziale, delle banche come già avviene in altri Paesi…..ciao.

  5. Pingback: Aziende e Stretta creditizia-Il 2009 anno difficile !!! | Plan Consulting di Patrizio Gatti

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