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Impresa in un giorno con la Finanziaria 2009

Con la nuova Legge Finanziaria 2009 sarà possibile avviare un’ impresa in un solo giorno: un sogno che diventa realtà.

Fino ad oggi, volendo farsi carico personalmente di tutti gli adempimenti necessari alla costituzione di una nuova società, gli sportelli da visitare erano davvero tanti.

Versato in banca il  capitale sociale necessario per la costituzione della società presso il notaio, una delle tappe obbligatorie era l’Agenzia delle Entrate per richiedere la partita Iva e il codice fiscale.

Altro passaggio era rappresentato dallo sportello INPS per la registrazione dei lavoratori, poi era la volta dell’ INAIL, per la comunicazione dell’esistenza di dipendenti e di potenziali pericoli legati all’attività. Una vera e propria “impresa”.
Oggi tutto ciò è possibile con un solo viaggio allo sportello del Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio, si potrebbe addirittura dire che oggi tutto ciò è possibile con un semplice click.
impresa-finanziaria-2009

Per aprire un’ attività è sufficiente presentare al Registro delle Imprese una comunicazione unica valida anche ai fini fiscali, previdenziali ed assicurativi. Unico requisito richiesto è quello di disporre di una firma digitale e avere una casella di Posta elettronica certificata (Pec), che la Camera di Commercio rilascia gratuitamente.
Le Camere di Commercio avranno un ruolo fondamentale in quanto saranno l’ unico ufficio di riferimento che provvederà a smistare tutta la documentazione agli altri enti coinvolti (Inps, Inail, Agenzia delle Entrate). In particolare, sarà Infocamere, l’ufficio informatico delle Camere di Commercio, ad inviare la ricevuta del protocollo e della comunicazione unica all’indirizzo di posta certificato e a gestire i passaggi successivi verso gli altri enti.
Il giorno successivo alla presentazione della comunicazione unica l’ impresa richiedente riceverà un’e-mail che avrà a tutti gli effetti di legge valore per iniziare immediatamente l’attività imprenditoriale. Entro i successivi 7 giorni verranno comunicati all’impresa, tramite invio telematico, gli ulteriori dati definitivi relativi alle posizioni registrate.
Il nuovo sistema, nonostante le inevitabili difficoltà iniziali legate ai nuovi programmi informatici e al coordinamento di più amministrazioni, costituirà un notevole passo in avanti per le imprese.

Snellimento e semplificazione delle procedure, riduzione delle spese e notevole risparmio di tempo. A ciò si aggiunga che avere una situazione giuridica che coincide per tutte le amministrazioni coinvolte eviterà all’ impresa di dover richiedere all’ una o all’ altra rettifiche di dati non coincidenti che possono in qualche caso creare difficoltà all’ attività stessa.

A cura di Dott.ssa Alessandra Gervasi

Ufficio Finanziamenti  Agevolati Plan Consulting

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Il consolidamento dei debiti per la ristrutturazione finanziaria

Lo stato attuale di crisi delle imprese italiane, troppo esposte

finanziariamente e dotate di scarsa liquidità, impone la ricerca di nuove soluzioni.

Prendiamo per esempio   la Regione Toscana che recentemente ha stipulato un Protocollo d’ Intesa con alcuni istituti bancari e Fidi Toscana per traghettare le imprese toscane nella direzione del consolidamento dei debiti a breve.

Che cosa si intende esattamente per consolidamento debiti e quali benefici comporta?

Per consolidamento debiti si intende un processo per mezzo del quale l’ impresa ha la possibilità di estinguere tutti i debiti accumulati nel breve periodo  sostituendoli con una nuova forma di finanziamento, di solito con banche convenzionate e a tassi agevolati.
Una vera e propria “boccata di ossigeno” per l’ impresa che vede allungarsi notevolmente i tempi di restituzione e diminuire in maniera sensibile l’ importo delle rate.
In effetti spalmando il debito su un arco temporale più lungo si diluisce la rata con notevole beneficio in termini di flussi di cassa.
Consolidare le passività significa anche trasferire il debito da linee a revoca (che per definizione possono essere revocate in qualsiasi momento) in linee a medio termine, che godono del beneficio del termine e dalle quali non può essere chiesto il rientro  se non in caso di manifesto stato di insolvenza del debitore.
Il beneficio è palese: minor aleatorietà delle linee, maggior stabilità finanziaria.
In tali ipotesi va valutata anche l’opzione di agganciare il finanziamento a un tasso fisso anziché variabile, in modo da definire il costo della linea e l’incidenza in termini di flusso negativo in ogni periodo da qui alla scadenza del prestito.

A cura di Dott.ssa Alessandra Gervasi

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Vincoli di bilancio più rigidi per alcuni bandi pubblici

Negli ultimi anni per poter accedere ad alcuni bandi pubblici è necessario soddisfare  condizioni che attestino non solo l’ ammissibilità alle agevolazioni ma anche la validità economica e finanziaria del programma di investimento.

Tra queste riveste un ruolo fondamentale la capacità di rimborso del soggetto beneficiario. In particolare per le imprese costituite da oltre 18 mesi dalla data della presentazione della domanda dovranno essere soddisfatti due parametri fondamentali:
–    il rapporto tra patrimonio netto e totale dell’ attivo non può risultare inferiore al 5%;
–    il rapporto tra oneri finanziari e fatturato non può risultare superiore al 5%.

Si tratta di vincoli stringenti che se da un lato sono necessari per valutare la capacità dell’ impresa di far fronte alle scadenze , dall’ altro limitano l’ ammissibilità ai finanziamenti a quelle imprese che presentano bilanci non opportunamente pianificati.

Vorrei riportare un caso concreto che mi è capitato recentemente. Nel valutare le condizioni di ammissibilità di un’ impresa ad un bando pubblico mi sono accorta che uno dei vincoli di bilancio non era soddisfatto. Nonostante ciò al momento della presentazione della domanda l’ impresa, grazie ad un ingente apporto dei soci, aveva liquidità sufficiente a rimborsare le rate. Non è stato possibile presentare la domanda e l’ impresa ha dovuto rinunciare alla possibilità di ottenere un finanziamento agevolato.
A volte quindi capita che per colpa di un bilancio non correttamente ed opportunamente pianificato l’ impresa debba rinunciare a importanti opportunità fornite dalla finanza agevolata che le consentirebbero di ottenere risorse a condizioni più vantaggiose di quelle ottenibili sul mercato. Da qui l’ importanza della pianificazione aziendale per una corretta  allocazione delle risorse.

A cura di Dott.ssa Alessandra Gervasi

Uff.finanziamenti agevolati Plan Consulting

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L’importanza della Finanza agevolata in un momento di crisi

In un momento di crisi economica come questo diventa sempre più importante per le imprese e per gli enti pubblici reperire risorse finanziarie a condizioni più economiche di quelle ottenibili sui mercati di riferimento.

È in questo ambito che assume particolare valenza strategica la Finanza Agevolata.
Certamente rispetto al passato le cose sono cambiate.

Scarsa era l’ informativa, ottenere risorse dalla Regione o dallo Stato era sicuramente meno macchinoso e le forme agevolative più vantaggiose. Erano interventi “a pioggia” nell’ ambito di una politica assistenziale della crescita.

Oggi è più difficile ricorrere al credito agevolato. Adempimenti burocratici complessi, tempi troppo lunghi e vincoli di bilancio sempre più stringenti hanno determinato una più attenta allocazione delle risorse finanziarie e un progressivo spostamento delle strategie agevolative da base nazionale a base comunitaria.

Negli ultimi anni le opportunità offerte dall’ Unione Europea sono state numerose soprattutto per programmi che puntano alla ricerca e all’ innovazione ma le nostre imprese, in particolare quelle di piccole e medie dimensioni, non riescono a sfruttarle adeguatamente al contrario di altri paesi come ad esempio la Spagna.

La scarsa partecipazione delle imprese italiane ai programmi comunitari deriva da una molteplicità di fattori. Al primo posto sicuramente la scarsa propensione ad investire in ricerca ed innovazione, basti pensare che in Italia R&S è in percentuale circa la metà della media europea, per non parlare del confronto con gli USA. Questo è sicuramente un problema legato alla  dimensione d’ impresa. La maggior parte delle imprese italiane sono piccole (meno di 50 dipendenti) e tipicamente non investono soldi in ricerca e sviluppo.

A ciò si aggiunga la difficoltà ad accedere alle informazioni tempestivamente e un iter burocratico decisamente complesso ed impegnativo che scoraggia.
Per rimanere competitivi nel contesto economico odierno, che è sempre più dinamico e globale, occorre iniziare a ragionare e parlare un linguaggio europeo. Non usufruire dei finanziamenti europei significa rinunciare a un vantaggio competitivo importante per lo sviluppo aziendale.

A cura di Dott.ssa Alessandra Gervasi

Ufficio finanziamenti agevolati Plan Consulting

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Il capitale intellettuale in azienda e il capitale di struttura

Siamo giunti all’ultima parte del quarto articolo consecutivo sul capitale umano e intellettuale  come puoi vedere dagli articoli correlati :

Il Capitale intellettuale in azienda– 1.a parte
Il Capitale Umano in Azienda 2a parte
Il Capitale esterno o capitale relazionale in azienda

E’ misurabile la soddisfazione del cliente? E’ capace di creare valore aggiunto? E in che proporzioni?

La risposta è sì, è possibile misurare il capitale intellettuale esterno o del cliente. In più, è possibile anche valutare e contabilizzare il rapporto tra acquisizione di nuovi clienti procurato autonomamente da immagine aziendale e dal “passaparola” tra clienti.

L’impresa deve compiere tutte quelle azioni che le permettano di conoscere cosa pensa il proprio cliente ed analizzare questo rapporto attraverso indicatori che ne rispecchiano l’andamento. Pertanto, indicatori quali i reclami presentati, la propensione dei clienti al riacquisto del prodotto/servizio, la percentuale di fatturato derivante dai clienti storici e nuovi sono segnali di quanto il nostro lavoro è apprezzato e ripagato non soltanto in termini monetari, quanto in termini di fidelizzazione.

La soddisfazione del cliente è la categoria più importante, ma non l’unica per redigere un bilancio sui beni intangibili esterni.

Il rapporto coi fornitori è essenziale, al pari di quello del cliente, alla creazione del valore aziendale, così come per tutte quelle attività concesse in outsourcing.

Avere relazioni con gli stakeholders produce dunque un dato di fatto: occorre valorizzare i rapporti e per arrivare all’implementazione di un sistema valido basato su dati oggettivi è necessario comprendere il proprio modo di conoscere l’esterno sia dal punto di vista sociale che, nel nostro caso, in termini di valore aggiunto.

Alcuni indici possono così sintetizzarsi:

” Indice dell’immagine esterna
” Fatturato medio per cliente
” Indice della customer satisfaction
” Indice dei reclami risolti / in essere
” Propensione dei clienti al riacquisto (fidelizzazione)

” Investimento medio per l’acquisizione di nuovi clienti

” Investimento medio per il mantenimento dei clienti consolidati
” Numero nuovi clienti acquisiti
” Crescita del fatturato da nuovi clienti

” Fatturato da principali clienti

” Fatturato da clienti fedeli

” Percentuale di risposte a comunicazioni del cliente entro i tempi promessi

IL CAPITALE DI STRUTTURA

Che cosa è il capitale di struttura?

Alla fine di ogni giorno, nel momento in cui ogni singolo lavoratore lascia il posto per tornare alla propria abitazione, l’azienda custodisce una parte di capitale non visibile. Il capitale strutturale di un’azienda rappresenta in altri termini il valore della conoscenza ed il modo di utilizzarla nei propri processi interni.

Database, procedure, tecnologie, progetti, brevetti, marchi, pubblicazioni ed invenzioni sono capitali che possono rendere comprensibile il valore aggiunto nella crescita e nel rinnovamento dell’azienda, dell’efficienza, della solidità e nella capacità di creare valore.

Il valore di un nuovo servizio o un nuovo prodotto ad esempio può essere misurato confrontandolo con la sua percentuale sul totale fatturato.

Pertanto, indici significativi della misurazione del valore aggiunto riferibile al capitale strutturale possono perciò così riassumersi:

” Percentuale fatturato derivante da nuovi progetti / servizi / prodotti
” Spese di Ricerca e sviluppo in rapporto al fatturato
” Numero di procedure / progetti avviati
” Contratti stipulati
” Indice investimenti netti
” Nuovi marchi e brevetti
” Costo dipendenti per tipologia di contratto
” Tempo impiegato, in rapporto con il benchmark, nelle fasi di ideazione, progettazione e sviluppo per immettere sul mercato nuovi prodotti/servizi
” Turnover del capitale d’esercizio
” Rapporto fra costi di vendita, generali e amministrativi e fatturato (benchmark)
” Range delle dimensioni degli ordini
” Percentuale di consegne effettuate entro i tempi promessi
” Percentuale di risposte a comunicazioni del cliente entro i tempi promessi

Il capitale intellettuale considerato nella sua interezza è uno strumento, in più oltre al documento di bilancio, per ottenere maggiori e più complete informazioni sulla qualità e sulla valorizzazione dei prodotti / servizi offerti da un’azienda.

Un’impresa che conosce il proprio interno e sa valorizzare le proprie risorse tangibili ed intangibili con molta probabilita’ ha una marcia in più rispetto alle altre imprese che verificano la propria produttività solo ed esclusivamente in termini economici e finanziari.

Questo strumento permette pertanto di verificare l’efficienza, la produttivita’, nonche’ la crescita ed il rinnovamento e soprattutto la stabilita’, in campi eterogenei che vanno dall’analisi dei processi, all’analisi del fattore umano, del fattore finanziario e del fattore relazionale.

Tanto più, e’ probabile che, il capitale intellettuale, e soprattutto quello umano, può diventare un utilissimo strumento in tutte quelle imprese che hanno intenzione o avranno intenzione di implementare sistemi di qualità improntati sulla valorizzazione umana quali la SA 8000.

(Fonti: L. Edvinsson, “Knowledge Sharing Excercise (luglio 2001), in J.H. Daum, Intangibile Assets and Value Creation, John Wiley & sons Ltd, 2003.-M. Monteleone – Ricerca area pianificazione e controllo di Isvor Fiat.)

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Il Capitale esterno o capitale relazionale in azienda

Rimanendo in tema di Capitale umano o capitale intellettuale come già nei precedenti articoli il tema è ancora un ulteriore spunto sul capitale immateriale e cosa rappresenta il capitale relazionale sempre  prendendo come fonte di suggerimenti   ( L. Edvinsson, “Knowledge Sharing Excercise (luglio 2001), in J.H. Daum, Intangibile Assets and Value Creation, John Wiley & sons Ltd, 2003.-M. Monteleone – Ricerca area pianificazione e controllo di Isvor Fiat)

 

Il capitale esterno è rappresentato dalle relazioni con i clienti e i fornitori, dall’immagine e dalla reputazione dell’azienda.

Il cliente è il valore più importante che possiede un’azienda.

La gestione delle relazioni con il cliente include il complesso insieme di attività strategiche, il cui scopo principale è quello di aumentare la redditività dell’azienda, attraverso il miglioramento costante dei rapporti con i clienti.

In che modo è possibile migliorare questo rapporto?

Comunicazione è la parola chiave, sia in entrata che in uscita.

Il cliente deve essere considerato come un individuo specifico con interessi e necessità particolari. Un orientamento strategico in cui si privilegia cosa pensa il cliente è uno strumento cardine del successo delle politiche aziendali.

Il cliente è lo spettatore critico finale di un processo.

Poniamoci nei panni di uno spettatore che vede la prima visione di un film reclamizzato e sponsorizzato da mesi, con un cast internazionale di primo piano ed una trama sulla carta coinvolgente.
Prima di entrare nella sala cinematografica, io spettatore, ho notato che il regista X ha diretto parecchi film di grande successo, l’attore Y ha vinto due Oscar e che il film narra un argomento di mio interesse. Ho perciò un’immagine del film che rispecchia il massimo della mia soddisfazione.
Al termine della proiezione, il film risulta essere un B-movie, con un cast poco valorizzato ed una trama insufficiente.
Uscendo dal cinema, incontro l’amico Z che mi chiede se il film era interessante. Cosa gli dico?

Ecco, la domanda che permette di comprendere il reale valore di un giudizio esterno.
Cosa dico io ad un altro potenziale cliente della società X se non sono soddisfatto?
Il successo di un prodotto/servizio è soprattutto la soddisfazione del cliente.

E tu cosa ne pensi?

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Il Capitale Umano in Azienda- 2a parte

“Un’azienda è più forte se ciò che la tiene unita è l’amore piuttosto che la paura…Se i dipendenti sono al primo posto , sono felici”

Herb Kelleher ,cofondatore di Southwest Airlines

( frase prelevata dal libro di Timothy  Ferriss4 Ore alla Settimana”)

Riprendo il filo del discorso per quanto già scritto nel precendente articolo

ciao e Buona lettura  , iscriviti ai Feed  RSS per rimanere aggiornato.

La capacità professionale deve essere riconosciuta ed incentivata, sia in termini di valorizzazione che di retribuzione e responsabilizzazione.

La perdita della risorsa professionale comporta tre tipi di costo intangibile:

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IL Capitale intellettuale in azienda– 1.a parte

In un primo momento l’argomento può far domandare:

Che cosa è il capitale intellettuale? E a cosa serve?

Alla prima questione, si può rispondere che il capitale intellettuale non è altro che un valore intangibile ed occulto.

Alla seconda questione si risponde che serve alle imprese, alle organizzazioni e agli enti pubblici per crescere bene ed ottenere un profitto più qualitativo.

Intellectual Capital, secondo L. Edvinsson ( “Knowledge Sharing Excercise (luglio 2001), in J.H. Daum, Intangibile Assets and Value Creation, John Wiley & sons Ltd, 2003) indica un concetto totale di conoscenza basato su relazioni e competenze con lo scopo di crescere e creare valore.

Questo aspetto è al centro di un vivace dibattito economico in quanto abbraccia la sfera dei nuovi principi contabili internazionali (IAS), i bilanci e l’impatto sull’intera governance aziendale.

In Italia, sembrerebbe che il capitale intellettuale non è stato ancora completamente valorizzato: solo alcune le imprese sono precorritrici di questo strumento innovativo. Queste imprese valorizzano il capitale intellettuale in quanto comprendono meglio il valore occulto che è capace di attribuire alla loro attività: infatti a causa dei frequenti flussi di ricambio queste imprese si rendono conto del suo valore nel momento in cui non è più presente al loro interno.

Allora, come è possibile valorizzare il capitale intellettuale?

Il primo passo è fare il censimento del capitale immateriale ed associare ad esso una serie di indicatori di efficienza, di stabilità, d’innovazione, di crescita, di esperienza e competenza.

Il secondo passo sarà quello di far crescere il capitale attraverso la formazione del personale, la ricerca e lo sviluppo.

Al fine di valutare e valorizzare il capitale intellettuale è necessario suddividerlo in 3 gruppi:

  1. capitale umano (abilità, esperienza, senso di appartenenza, valori, capacità di adattarsi al nuovo e creatività)
  2. capitale di struttura (tecnologia, invenzioni, pubblicazioni e processi interni tutelati da diritti di proprietà)
  3. capitale esterno o del cliente

In sostanza per riconoscere se il capitale intellettuale è davvero un valore aggiunto dobbiamo porci 3 domande

1.Il cliente ha sufficienti informazioni per apprezzare questa differenza di valore fra la nostra offerta e quella della concorrenza?

2.il concorrente o chi vi attribuisce valore può essere disposto a pagare per entrarne in possesso?

3.il capitale intellettuale presente nell’azienda possiede caratteristiche misurabili, adeguate, attendibili, tali da contribuire a creare differenze di valore fra la nostra offerta di prodotti/servizi e quelli della concorrenza

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Buon anno 2009 e scrivi i tuoi obiettivi….

Ciao , con questo post ti voglio augurare un buon 2009 .Mi farebbe piacere ricevere i tuoi auguri con un

commento qui nel blog  , mi voglio convincere che saranno di buon auspicio perciò ,

scrivi quali sono i tuoi obiettivi per il nuovo anno .

Uno dei mie prossimi obiettivi è  quello di dedicare  più  tempo con i lettori dei miei blog e quello di dedicare più tempo ai miei bimbi .

Sai ,  la Vigilia di Natale sono andato in ufficio per pochi minuti per prendere una cosa ed ho portato con me mia figlia di 8 anni .

Lei ha scritto in un foglio  :

Vi comunico che il Signor Patrizio il giorno 25.12.08 starà in ferie “

Bene queste parole mi hanno fatto fermare qualche secondo a pensare che forse sto sprecando tanto tempo  che forse dovrei impiegare meglio  . Ecco questo è un mio obiettivo  e il tuo???

Ciao Buon 2009

Patrizio

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Semplicemente Auguri con un sorriso

Ciao ,

in questo post non  voglio parlarti di gestione aziendale, di controllo di gestione, analisi di bilancio, amministrazione aziendale  ….. Niente di tutto questo ….

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Voglio invece riprendere una bellissima e mail che  ho ricevuto oggi e che mi ha colpito e che diceva

“Il sorriso è il regalo più prezioso e meno costoso da donare”
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Semplicemente questo è  il mio modo per farti i miei migliori auguri di Buon Natale a Te e a tutti i tuoi cari .
Ti aspetto nel blog con  i tuoi commenti per fare in maniera di rendere più positivo questo Natale

ciao Patrizio

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