rating

L’importanza della Finanza agevolata in un momento di crisi

In un momento di crisi economica come questo diventa sempre più importante per le imprese e per gli enti pubblici reperire risorse finanziarie a condizioni più economiche di quelle ottenibili sui mercati di riferimento.

È in questo ambito che assume particolare valenza strategica la Finanza Agevolata.
Certamente rispetto al passato le cose sono cambiate.

Scarsa era l’ informativa, ottenere risorse dalla Regione o dallo Stato era sicuramente meno macchinoso e le forme agevolative più vantaggiose. Erano interventi “a pioggia” nell’ ambito di una politica assistenziale della crescita.

Oggi è più difficile ricorrere al credito agevolato. Adempimenti burocratici complessi, tempi troppo lunghi e vincoli di bilancio sempre più stringenti hanno determinato una più attenta allocazione delle risorse finanziarie e un progressivo spostamento delle strategie agevolative da base nazionale a base comunitaria.

Negli ultimi anni le opportunità offerte dall’ Unione Europea sono state numerose soprattutto per programmi che puntano alla ricerca e all’ innovazione ma le nostre imprese, in particolare quelle di piccole e medie dimensioni, non riescono a sfruttarle adeguatamente al contrario di altri paesi come ad esempio la Spagna.

La scarsa partecipazione delle imprese italiane ai programmi comunitari deriva da una molteplicità di fattori. Al primo posto sicuramente la scarsa propensione ad investire in ricerca ed innovazione, basti pensare che in Italia R&S è in percentuale circa la metà della media europea, per non parlare del confronto con gli USA. Questo è sicuramente un problema legato alla  dimensione d’ impresa. La maggior parte delle imprese italiane sono piccole (meno di 50 dipendenti) e tipicamente non investono soldi in ricerca e sviluppo.

A ciò si aggiunga la difficoltà ad accedere alle informazioni tempestivamente e un iter burocratico decisamente complesso ed impegnativo che scoraggia.
Per rimanere competitivi nel contesto economico odierno, che è sempre più dinamico e globale, occorre iniziare a ragionare e parlare un linguaggio europeo. Non usufruire dei finanziamenti europei significa rinunciare a un vantaggio competitivo importante per lo sviluppo aziendale.

A cura di Dott.ssa Alessandra Gervasi

Ufficio finanziamenti agevolati Plan Consulting

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Il capitale intellettuale in azienda e il capitale di struttura

Siamo giunti all’ultima parte del quarto articolo consecutivo sul capitale umano e intellettuale  come puoi vedere dagli articoli correlati :

Il Capitale intellettuale in azienda– 1.a parte
Il Capitale Umano in Azienda 2a parte
Il Capitale esterno o capitale relazionale in azienda

E’ misurabile la soddisfazione del cliente? E’ capace di creare valore aggiunto? E in che proporzioni?

La risposta è sì, è possibile misurare il capitale intellettuale esterno o del cliente. In più, è possibile anche valutare e contabilizzare il rapporto tra acquisizione di nuovi clienti procurato autonomamente da immagine aziendale e dal “passaparola” tra clienti.

L’impresa deve compiere tutte quelle azioni che le permettano di conoscere cosa pensa il proprio cliente ed analizzare questo rapporto attraverso indicatori che ne rispecchiano l’andamento. Pertanto, indicatori quali i reclami presentati, la propensione dei clienti al riacquisto del prodotto/servizio, la percentuale di fatturato derivante dai clienti storici e nuovi sono segnali di quanto il nostro lavoro è apprezzato e ripagato non soltanto in termini monetari, quanto in termini di fidelizzazione.

La soddisfazione del cliente è la categoria più importante, ma non l’unica per redigere un bilancio sui beni intangibili esterni.

Il rapporto coi fornitori è essenziale, al pari di quello del cliente, alla creazione del valore aziendale, così come per tutte quelle attività concesse in outsourcing.

Avere relazioni con gli stakeholders produce dunque un dato di fatto: occorre valorizzare i rapporti e per arrivare all’implementazione di un sistema valido basato su dati oggettivi è necessario comprendere il proprio modo di conoscere l’esterno sia dal punto di vista sociale che, nel nostro caso, in termini di valore aggiunto.

Alcuni indici possono così sintetizzarsi:

” Indice dell’immagine esterna
” Fatturato medio per cliente
” Indice della customer satisfaction
” Indice dei reclami risolti / in essere
” Propensione dei clienti al riacquisto (fidelizzazione)

” Investimento medio per l’acquisizione di nuovi clienti

” Investimento medio per il mantenimento dei clienti consolidati
” Numero nuovi clienti acquisiti
” Crescita del fatturato da nuovi clienti

” Fatturato da principali clienti

” Fatturato da clienti fedeli

” Percentuale di risposte a comunicazioni del cliente entro i tempi promessi

IL CAPITALE DI STRUTTURA

Che cosa è il capitale di struttura?

Alla fine di ogni giorno, nel momento in cui ogni singolo lavoratore lascia il posto per tornare alla propria abitazione, l’azienda custodisce una parte di capitale non visibile. Il capitale strutturale di un’azienda rappresenta in altri termini il valore della conoscenza ed il modo di utilizzarla nei propri processi interni.

Database, procedure, tecnologie, progetti, brevetti, marchi, pubblicazioni ed invenzioni sono capitali che possono rendere comprensibile il valore aggiunto nella crescita e nel rinnovamento dell’azienda, dell’efficienza, della solidità e nella capacità di creare valore.

Il valore di un nuovo servizio o un nuovo prodotto ad esempio può essere misurato confrontandolo con la sua percentuale sul totale fatturato.

Pertanto, indici significativi della misurazione del valore aggiunto riferibile al capitale strutturale possono perciò così riassumersi:

” Percentuale fatturato derivante da nuovi progetti / servizi / prodotti
” Spese di Ricerca e sviluppo in rapporto al fatturato
” Numero di procedure / progetti avviati
” Contratti stipulati
” Indice investimenti netti
” Nuovi marchi e brevetti
” Costo dipendenti per tipologia di contratto
” Tempo impiegato, in rapporto con il benchmark, nelle fasi di ideazione, progettazione e sviluppo per immettere sul mercato nuovi prodotti/servizi
” Turnover del capitale d’esercizio
” Rapporto fra costi di vendita, generali e amministrativi e fatturato (benchmark)
” Range delle dimensioni degli ordini
” Percentuale di consegne effettuate entro i tempi promessi
” Percentuale di risposte a comunicazioni del cliente entro i tempi promessi

Il capitale intellettuale considerato nella sua interezza è uno strumento, in più oltre al documento di bilancio, per ottenere maggiori e più complete informazioni sulla qualità e sulla valorizzazione dei prodotti / servizi offerti da un’azienda.

Un’impresa che conosce il proprio interno e sa valorizzare le proprie risorse tangibili ed intangibili con molta probabilita’ ha una marcia in più rispetto alle altre imprese che verificano la propria produttività solo ed esclusivamente in termini economici e finanziari.

Questo strumento permette pertanto di verificare l’efficienza, la produttivita’, nonche’ la crescita ed il rinnovamento e soprattutto la stabilita’, in campi eterogenei che vanno dall’analisi dei processi, all’analisi del fattore umano, del fattore finanziario e del fattore relazionale.

Tanto più, e’ probabile che, il capitale intellettuale, e soprattutto quello umano, può diventare un utilissimo strumento in tutte quelle imprese che hanno intenzione o avranno intenzione di implementare sistemi di qualità improntati sulla valorizzazione umana quali la SA 8000.

(Fonti: L. Edvinsson, “Knowledge Sharing Excercise (luglio 2001), in J.H. Daum, Intangibile Assets and Value Creation, John Wiley & sons Ltd, 2003.-M. Monteleone – Ricerca area pianificazione e controllo di Isvor Fiat.)

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IL Capitale intellettuale in azienda– 1.a parte

In un primo momento l’argomento può far domandare:

Che cosa è il capitale intellettuale? E a cosa serve?

Alla prima questione, si può rispondere che il capitale intellettuale non è altro che un valore intangibile ed occulto.

Alla seconda questione si risponde che serve alle imprese, alle organizzazioni e agli enti pubblici per crescere bene ed ottenere un profitto più qualitativo.

Intellectual Capital, secondo L. Edvinsson ( “Knowledge Sharing Excercise (luglio 2001), in J.H. Daum, Intangibile Assets and Value Creation, John Wiley & sons Ltd, 2003) indica un concetto totale di conoscenza basato su relazioni e competenze con lo scopo di crescere e creare valore.

Questo aspetto è al centro di un vivace dibattito economico in quanto abbraccia la sfera dei nuovi principi contabili internazionali (IAS), i bilanci e l’impatto sull’intera governance aziendale.

In Italia, sembrerebbe che il capitale intellettuale non è stato ancora completamente valorizzato: solo alcune le imprese sono precorritrici di questo strumento innovativo. Queste imprese valorizzano il capitale intellettuale in quanto comprendono meglio il valore occulto che è capace di attribuire alla loro attività: infatti a causa dei frequenti flussi di ricambio queste imprese si rendono conto del suo valore nel momento in cui non è più presente al loro interno.

Allora, come è possibile valorizzare il capitale intellettuale?

Il primo passo è fare il censimento del capitale immateriale ed associare ad esso una serie di indicatori di efficienza, di stabilità, d’innovazione, di crescita, di esperienza e competenza.

Il secondo passo sarà quello di far crescere il capitale attraverso la formazione del personale, la ricerca e lo sviluppo.

Al fine di valutare e valorizzare il capitale intellettuale è necessario suddividerlo in 3 gruppi:

  1. capitale umano (abilità, esperienza, senso di appartenenza, valori, capacità di adattarsi al nuovo e creatività)
  2. capitale di struttura (tecnologia, invenzioni, pubblicazioni e processi interni tutelati da diritti di proprietà)
  3. capitale esterno o del cliente

In sostanza per riconoscere se il capitale intellettuale è davvero un valore aggiunto dobbiamo porci 3 domande

1.Il cliente ha sufficienti informazioni per apprezzare questa differenza di valore fra la nostra offerta e quella della concorrenza?

2.il concorrente o chi vi attribuisce valore può essere disposto a pagare per entrarne in possesso?

3.il capitale intellettuale presente nell’azienda possiede caratteristiche misurabili, adeguate, attendibili, tali da contribuire a creare differenze di valore fra la nostra offerta di prodotti/servizi e quelli della concorrenza

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Semplicemente Auguri con un sorriso

Ciao ,

in questo post non  voglio parlarti di gestione aziendale, di controllo di gestione, analisi di bilancio, amministrazione aziendale  ….. Niente di tutto questo ….

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Voglio invece riprendere una bellissima e mail che  ho ricevuto oggi e che mi ha colpito e che diceva

“Il sorriso è il regalo più prezioso e meno costoso da donare”
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Semplicemente questo è  il mio modo per farti i miei migliori auguri di Buon Natale a Te e a tutti i tuoi cari .
Ti aspetto nel blog con  i tuoi commenti per fare in maniera di rendere più positivo questo Natale

ciao Patrizio

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Ma ancora il linguaggio dei bancari?

Continuo ancora questo argomento del linguaggio dei bancari per evidenziare alcuni aspetti :

Innanzitutto dall’articolo volevo trasparissero 2 aspetti che ci troviamo ad affrontare spesso nelle trattative con le banche

1) il linguaggio usato dal professionista bancario spesso difficile da capire per chi non è del mestiere

Nel caso dellArticolo la protagonista è una persona da me stimata che ho portato da esempio per  vedere una realtà che può riguardare proprio tutti i professionisti in genere che spesso parlano troppo difficile . Naturalmente mi metto in discussione anchio.

Può essere utile quest’altra gag di Enrico Brignano (clicca qui) che ci fa notare che a volte capita di incappare in qualche professionista, che inizia ad utilizzare termini tecnici molto ricercati di difficile comprensione.


Così facendo, il paziente/cliente si sente a disagio e a volte per non passare da
ignorante rimane senza parole e con i suoi dubbi.


Non si può generalizzare ma è anche vero che in parte il problema descritto da me e raccolto nelle gag di Brignano esiste .

Molto Spesso però tutto questo viene fatto con innocenza e ribadisco che è il caso della Protagonista della ns. storia che è molto competente e preparata e talvolta gentile .

Certo è vero che in alcune occasioni parla in maniera molto tecnica e chi non è del mestiere ha difficoltà a starle dietro.

Oltre a ciò mi volevo fermare sul punto 2 :

2) Il rating che ormai dovrebbe entrare nel normale parlare per le imprese italiane che vanno a chiedere un finanziamento.

Infatti se il rating (valutazione della ns.merito di credito) è buono, la Banca ci concederà anche migliori tassi e condizioni, oltre che ai fidi . Più basso è ,e più questa situazione viene pregiudicata.

Il Rating viene calcolato soprattutto dai dati scritti passati (bilanci,redditi,e andamento c.c.bancari).

Rimando a questi post per una ulteriore approfondimento sul rating

Clicca qui e qui

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BASILEA 2 E IAS

L’ adozione dei principi contabili internazionali da una parte e l’ entrata in vigore di Basilea 2 dall’ altra, rappresentano una vera e propria rivoluzione epocale che porterà un profondo cambiamento nel rapporto banca-impresa ed una nuova metodologia di analisi dei bilanci.
In particolare con Basilea 2 il rapporto banca-impresa dovrà basarsi sulla maggiore chiarezza informativa possibile. Per le banche diventerà fondamentale poter misurare correttamente i parametri che entrano nel calcolo del rating e ciò dipenderà direttamente dalla possibilità di raccogliere e gestire i dati necessari.
Oltre alle informazioni di natura quantitativa esposte nei bilanci aziendali, saranno fondamentali anche conoscenze di tipo qualitativo, ad esempio relative all’ imprenditore e al suo management, alla bontà dell’ iniziativa, al contesto economico in cui l’azienda opera e la posizione strategica che essa ricopre.
L’ insieme delle informazioni raccolte dovranno fornire un quadro completo sull’ impresa, sia dal punto di vista patrimoniale e finanziario, sia sotto l’ aspetto degli obiettivi di crescita e delle prospettive di mercato. Da questo punto di vista il business plan è lo strumento ideale per mezzo del quale il flusso informativo tra banca ed impresa trova la più corretta espressione.
Questa è la vera chiave del nuovo rapporto banca-impresa, che dal 2007 dovrà improntarsi su: maggiore correttezza e trasparenza nelle operazioni creditizie, una più stretta collaborazione affinché la banca possa valorizzare nel rating le peculiarità di ogni azienda.
Una maggiore trasparenza informativa è indispensabile inoltre per ottenere un rating realistico ma, soprattutto, per evitare che l’azienda sia “ostaggio” di valutazioni empiriche ed a volte approssimative.
Quindi, se Basilea 2, con l’introduzione di nuove misure di rischio creditizio, aiuta la valutazione di una banca nei confronti delle imprese, i principi contabili internazionali aiutano le imprese a rendere più trasparenti i propri bilanci.
In particolare Basilea 2 induce le imprese ad effettuare una valutazione sulla propria situazione finanziaria, economica e patrimoniale differente rispetto al passato in modo da ottenere il parere favorevole della banca nell’ ottenimento del credito. Questa nuova ottica induce già le aziende a riorganizzarsi e a rivedere gli indici di bilancio al fine di ottenere l’ esito favorevole per la concessione del credito, poiché si potrebbe verificare l’ ipotesi in cui dall’analisi di bilancio si ricaverebbero dei risultati espressivi di una non sana gestione che impedirebbero alla stessa di usufruire del credito.
L’ analisi di bilancio deve essere vista con i suoi riflessi positivi nel senso che un analista in seguito agli indici ottenuti può dare all’impresa dei preziosi suggerimenti relativamente alle scelte da intraprendere.
Pertanto non può essere eseguita più un’ analisi della gestione aziendale in modo superficiale ma questa deve essere lo strumento guida di indirizzo delle scelte aziendali.
Fino ad oggi siamo stati interessati da una visione statica dell’ azienda mentre da adesso in poi ci troveremo in una realtà dinamica.
In altri termini il nuovo bilancio non deve fotografare l’ azienda solo ad una certa data bensì deve divenire uno strumento di informazione finanziaria per tutti gli operatori economici.
Con l’ introduzione degli IAS/IFRS il bilancio da strumento rigido è diventato flessibile con lo scopo di proiettare l’ impresa al futuro.

Fonti:
– Rivista ” Basilea 2-verso un nuovo rapporto banca-impresa, n.3 maggio-giugno 2006, articolo di Rosita Donzì, editrice “Editrice Le Fonti S.r.l”;
– Rivista ” Basilea 2-verso un nuovo rapporto banca-impresa, n.4 luglio-agosto 2006, articolo di Rosita Donzì, editrice “Editrice Le Fonti S.r.l”;

Le informazioni contenute nel presente articolo sono state predisposte dalla Plan Consulting come ulteriore servizio reso ai nostri Visitatori. Esse costituiscono solo una introduzione generale alla materia e pertanto Vi raccomandiamo di richiedere un parere legale o consulenziale specifico riferito al concreto caso di specie prima di prendere qualsivoglia provvedimento basato sulle informazioni qui contenute.
La Plan Consulting declina ogni responsabilità derivante da eventuali provvedimenti presi o non presi sulla base di quanto riportato nel presente articolo.

Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto

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A cura di Dott.ssa Alessandra Gervasi Ufficio Finanziamenti Plan Consulting

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Basilea II : L’importanza del controllo di gestione e della gestione finanziaria

1. Cosa è il Comitato di Basilea 2
2. Basilea 1: il primo accordo
3. Basilea II
4. Cosa è il rating
5. Come si calcolano i rating?
6. Come appaiono i rating
7. Cosa comporterà Basilea 2 e cosa comporta la “Trasparenza”?
8. La portata rivoluzionaria
9. Cosa dovrebbe fare un’impresa?
10. Sarà solo teoria o no?
11. I tempi di Basilea 2
12. Alcune Statistiche
13. Conclusioni
14. Fonti

1. Cosa è il Comitato di Basilea

Il Comitato di Basilea è sorto nel 1974 ed è un’organizzazione internazionale, che opera in seno alla Banca dei Regolamenti Internazionali (Bank for International Settlements, BIS), allo scopo di promuovere e favorire la stabilità monetaria e finanziaria. e la collaborazione fra le banche centrali dei dieci paesi più industrializzati: Belgio, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Lussemburgo, Paesi Bassi, Spagna, Svezia, Svizzera, Regno Unito e USA (G10 con Lussemburgo e Spagna).
Il Comitato non ha nessuna autorità di vigilanza sovranazionale e le sue conclusioni non hanno valore legale. Il suo compito è quello di formulare standard e linee guida, da rimettere ai Governatori delle banche centrali dei paesi partecipanti.

2. Basilea 1: il primo accordo

Nel 1988 è stato stipulato un accordo, al quale nel tempo hanno poi preso parte altri Paesi (oggi sono oltre 100 gli aderenti), col quale:
• è stata definita una regola concreta e di vigilanza del sistema bancario;
• si è imposto alle banche di accantonare capitale nella misura dell’ 8% del capitale erogato, allo scopo di garantire solidità alla loro attività. In altri termini, la parte di patrimonio che non viene investita in attività di rischio deve essere almeno pari al 8% del totale delle attività investite dall’Istituto. In pratica i finanziamenti concessi alle imprese, a prescindere dall’effettivo livello di rischiosità stimato dalla banca, richiedono la disponibilità di 8 euro di capitale per ogni 100 euro prestati.

3. Basilea II

Nasce nel gennaio 2001 ed è un nuovo accordo internazionale sui requisiti minimi patrimoniali delle banche. In base ad esso, le banche dei Paesi aderenti dovranno accumulare quote di capitale, proporzionate al rischio derivante dai vari rapporti di credito assunti. Di fatto, a un maggior rischio corrisponderanno maggiori accantonamenti e, di conseguenza, maggiori costi a carico della banca.
Gli istituti di credito dovranno, inoltre, classificare la clientela in base a determinati coefficienti di rischiosità.

I contenuti del nuovo accordo si basano su tre grandi “pilastri”:

• Requisiti minimi patrimoniali

Nella nuova formulazione dell’Accordo, le regole che definiscono il patrimonio restano invariate rispetto all’accordo del 1988, ovvero non viene modificato il coefficiente minimo richiesto dell’8%. I cambiamenti intervengono nelle metodologie impiegate per misurare i rischi in cui incorrono le banche. I nuovi metodi sono volti a migliorare la valutazione della rischiosità da parte delle organizzazioni bancarie.
• Controllo prudenziale dell’adeguatezza patrimoniale
Gli Istituti di Vigilanza sono investiti di maggiore discrezionalità nel valutare l’adeguatezza patrimoniale delle banche.
• Requisiti di trasparenza delle informazioni
Viene privilegiata l’informazione attraverso l’introduzione di nuove regole di trasparenza.

4. Cosa è il rating

Rating significa alla lettera “valutazione”. Per le imprese significa perciò un voto oggettivo della capacità di credito, sulla solvibilità e solidità di bilancio. Alla base, vale il principio che “peggiore è il rating, maggiore sarà la probabilità di perdita per la Banca”, il che significa meno credito concesso alle imprese e costi del denaro più alti.
La normativa di Basilea 2 fissa solo le linee guida, non regole dettagliate, lasciando vasto spazio alle banche sulle metodologie e sui processi che porteranno alla definizione del rating.I rating possono essere esterni o interni:
I rating esterni sono quelli rilasciati dalle grandi agenzie internazionali (Standard & Poor’s, Moody’s Investor Service, Fitch IBCA). Questo tipo di rating non è molto usato in Italia, poiché estremamente costoso e il metodo di rilevazione è difficilmente comprensibile per i non addetti ai lavori, e quindi si adatta per lo più ad aziende quotate in borsa.
I rating interni vengono calcolati dalle banche ed il loro costo è gratuito per coloro che richiedono finanziamenti.

Le banche dispongono di tre criteri per la determinazione del rating.
1. Il criterio standard (Standard Approach): criterio approssimativo, che non si discosta molto dal sistema attuale, introdotto da Basilea 1, il quale prevede un accantonamento dell’8% a fronte di ogni impiego; tuttavia viene introdotta una variazione per legare maggiormente i requisiti patrimoniali al rischio derivante dagli impieghi. Inoltre, in questo caso, si ha il riconoscimento dell’uso dei rating esterni, ove esistenti, in caso contrario le posizioni rimangono unrated.
2. Il criterio IRB base (Internal Rating Based): il calcolo del rating interno potrà differire anche significativamente da banca a banca. Ciò sia in riferimento agli elementi considerati che al peso attribuito a ciascuno di essi.
3. Il criterio IRB avanzato: è un criterio ben dettagliato che dovrebbe diventare effettivo per lo più per le grandi banche.

5. Come si calcolano i rating?

Il criterio più utilizzato sarà il metodo IRB BASE.
L’istituto Bancario è stimolato a adoperare valutazioni obiettive nei confronti dei debitori, tramite una metodologia statistico/matematica e previsionale, che considera l’andamento dell’impresa nel passato, i fattori di redditività, solvibilità e liquidità e quindi “criteri perciò non più destinati alla individualità dei funzionari”.

La banca effettuerà valutazioni nei seguenti campi:
1. capacità storica e futura di generare liquidità
2. struttura patrimoniale,
3. qualità dei ricavi
4. programma aziendale (pianificazioni strategiche, investimenti in ricerca e sviluppo),
5. qualità e tempestività delle informazioni,
6. management (continuità della dirigenza, regole di successione, classe sociale)
7. caratteristiche e andamento del settore in cui opera l’azienda (informazioni legate al settore e al mercato in generale)
8. andamento del rapporto banca/impresa (utilizzo degli affidamenti, sconfinamenti, insoluti , ecc.);
9. andamento del rapporto azienda/sistema bancario attraverso dati desumibili dalla Centrale dei Rischi e da strumenti analoghi di informazione .
I rating interni devono ricoprire un ruolo primario nella procedura di approvazione del credito e dovrebbero costituire parte integrante della procedura di misurazione e gestione del rischio di credito.
Le probabilità di insolvenza associate ai rating devono essere utilizzate per il pricing del rischio di credito, quindi il costo del credito deve riflettere le indicazioni derivate dai rating e dalle particolarità dell’operazione

 

Basilea2- CREDITO-FINANZIAMENTI-CONTROLLO-GESTIONE

6. Come appaiono i rating

Possono apparire con delle lettere oppure possono essere numerici (ad esempio in una scala da 1 a 10, dove 1 è la massima valutazione e 10 indica situazione di default ovvero di insolvenza totale).
Possiamo prendere come esempio la tabella sottoindicata che fa capo a rating riconosciuti a livello mondiale con le lettere.
Il significato dei simboli del rating

STANDARD & POOR’S MOODY’S CLASSIFICAZIONE DI SOLVIBILITA’

AAA Aaa Ottimo: eccellente, massima solvibilità, rischio perdita minimo
AA+ Aa1
Ottimo fino buono: alta probabilità di pagamento
AA Aa2
AA- Aa3
A+ A1 Buono fino discreto: copertura adeguata di interessi e ammortamenti ottimi attributi di investimento; ma anche elementi che possono agire negativamente in caso di variazione dello sviluppo economico
A A2
A- A3
BBB+ Baa1 Discreto: copertura adeguata di interessi e ammortamenti, ma anche elementi speculativi o mancanza di protezione contro variazioni economiche
BBB Baa2
BBB- Baa3
BB+ Ba1 Sufficiente: copertura molto modesta di interessi e ammortamenti anche in un buon contesto economico; incline al ritardo dei pagamenti
BB Ba2
BB- Ba3
CCC Caa (1-3)
Insufficiente: qualità infima, tutela degli investitori minima, a grave rischio di ritardo dei pagamenti, insolvenza prevedibile.
CC Ca
SD/D C Insolvente: in mora di pagamento
Fonte www.controllerakademie.it

 

7. Cosa comporterà Basilea 2 e cosa comporta la “Trasparenza”?

A livello generale si può ragionevolmente pensare che con Basilea 2 le banche dovrebbero, prima di tutto, avere una valutazione continua della rischiosità dei propri clienti e quindi l’abituale analisi del bilancio eseguita al rinnovo dei fidi va ampliata. Verranno inoltre allargati i requisiti riguardanti il metodo di pianificazione dei creditori, poiché le banche dovranno sempre più effettuare stime indirizzate al futuro
Le imprese hanno molti elementi su cui lavorare per evitare di giungere impreparate all’appuntamento con il rating. Non solo dovranno adoperarsi per migliorare la propria struttura finanziaria e patrimoniale, ma anche la quantità, la qualità e la tempestività delle informazioni verso i finanziatori. Infatti uno dei “pilastri” di Basilea contiene la trasparenza.
Il bilancio, perciò, raffigura il primo strumento dal quale ottenere gli indici per definire concretamente la “salute” dell’azienda. Il bilancio, infatti, non dovrebbe essere considerato come un semplice adempimento fiscale ma piuttosto uno dei più importanti strumenti di studio e valutazione dell’impresa
Con Basilea 2 le imprese in contabilità semplificata dovranno integrare la documentazione dei dati contabili con dati extracontabili.
Sarà sempre più un sistema focalizzato sulla reciproca chiarezza. Le banche dovranno rendere chiaro come sono stabiliti i loro sistemi di rating interni.
Conoscere il rating che la banca ci assegna permetterà di capire come migliorare la posizione aziendale nei confronti del rating. Un forte mezzo, quindi, per tutte le imprese che ritengono di potersi migliorare.
Le PMI difficilmente hanno al loro interno un controllo di gestione, o un’apposita area finanza. Ciò ha per conseguenza che spesso l’imprenditore gestisce in prima persona i rapporti con le banche e spesso capita che si ricorre alla banca nel momento del bisogno.

Basilea dovrebbe portare quindi le imprese verso una profonda riflessione sullo stato della loro struttura finanziaria, in termini di rischiosità e di equilibrio; da questa analisi emergeranno spesso situazioni di totale o parziale distanza dalle regole di Basilea 2 e pertanto saranno costrette ad assumere provvedimenti di adeguamento della loro struttura patrimoniale e dell’area finanza che permetta di modulare e pianificare le reali necessità dell’impresa, infatti solo con la conoscenza dei bisogni l’impresa potrà muoversi in anticipo per ottenere i risultati sperati. Ne deriva che dovrà essere predisposta accuratamente una pianificazione finanziaria, mediante l’adozione di business plan, budget e analisi dei flussi di cassa.

8. La portata rivoluzionaria

Basilea 2 è un cambiamento globale, di portata generale, che porta vantaggi e svantaggi, opportunità e minacce. E’ una innovazione destinata a generare un impatto prevedibilmente significativo sui sistemi economici locali e ad attivare cambiamenti nei comportamenti dei diversi operatori (istituzioni, banche, confidi, imprese, professionisti) e nelle loro relazioni reciproche.
Indubbiamente la sfida di Basilea, se colta correttamente, rappresenta una grandissima opportunità, in quanto porta verso un miglioramento continuo della finanza d’impresa e, per coloro i quali rientrano in certi parametri, rappresenta una diminuzione di costi.
Al contrario, questo miglioramento per il nostro sistema bancario, presenta delle minacce per le imprese quali , come ha osservato Angelo Baglioni , docente associato di Economia Politica nella Facoltà di Scienze Bancarie, Finanziarie e Assicurative dell’Università Cattolica di Milano in un articolo pubblicato su Ebcnews.com l’,effetto prociclico .
“Basilea 2 potrebbe aggravare le fluttuazioni economiche.In una fase di recessione le imprese debitrici presenteranno un rischio di credito in crescita e per le banche dar loro dei prestiti diventa più costoso. Le aziende che già si trovano in una fase negativa, dovrebbero sopportare allora una restrizione dei finanziamenti, accelerando i fattori di crisi”. In una fase di espansione, invece, accade l’inverso: “aumentano le fluttuazioni cicliche”, dichiara Baglioni. “E’ il pericolo più grave di Basilea 2 ed è già stato sottoposto all’attenzione del Comitato”
La rivoluzione dettata da Basilea impone dei cambiamenti per le banche (maggiore trasparenza, formazione del personale, innovazione dei software) che si ripercuoteranno sui costi delle imprese.

9. Cosa dovrebbe fare un’impresa?

Il rating porta le aziende ad occuparsi di più della loro sicurezza futura, evitando sempre di più di vivere alla giornata: infatti il miglioramento del rating è un vantaggio non solo per la banca ma lo è soprattutto per l’impresa che acquista potere di acquisto sul costo del denaro e ha condizioni più favorevoli per le concessioni di credito.
A tale proposito ,si rendono necessari l’utilizzo di sistemi di controllo di gestione e di pianificazione, intesa come la capacità previsionale di tenere conto di variabili, dati e azioni volti a orientare l’attività futura verso obiettivi prefissati. Non considerare la pianificazione è come porsi alla guida di una macchina e viaggiare guardando solo e soltanto lo specchietto retrovisore .
Se vogliamo lavorare con gli istituti bancari dobbiamo cercare di adattarci (e uno dei punti principali per le imprese è cercare di ricapitalizzarsi). Consapevolmente e indubbiamente, può essere difficile in una situazione di difficoltà, ma è un passaggio fondamentale per fare un salto di qualità. Questo sarà possibile se ci saranno azioni concrete per facilitare la ricapitalizzazione delle aziende. Si ha bisogno quindi di azioni politiche che accompagnino e sostengano tali processi di rinnovamento quali per esempio interventi sulla fiscalità, incentivi alla capitalizzazione .
Basilea 2 premierà ovviamente i clienti bancari con rating più elevato ed imporrà quindi agli istituti di credito di lasciare da parte il ruolo di “soli finanziatori”, per muoversi anche verso il settore consulenziale.
Inoltre è da constatare che in Italia la redditività delle Banche è dovuta principalmente ai piccoli clienti che sono numericamente molto superiori ai grandi e ai quali sono applicate condizioni certamente non privilegiate. Quindi le banche dovranno trovare un equilibrio tra garantire l’applicazione delle regole di Basilea 2 e le esigenze dei propri clienti

10. Sarà solo teoria o no?

Le imprese spesso accusano le banche di essere favorevoli ad agevolare i loro grandi clienti a danno dei piccoli. Oggi Basilea 2 offre al Sistema Bancario l’occasione di gestire il rischio in modo più chiaro e rigido e con esso i rapporti con le imprese, i quali dovrebbero quindi essere regolati dal merito creditizio, e non dalla dimensione.
Basilea 2 costringe il mondo creditizio ed imprenditoriale a invertire le rotte tradizionali. Innanzitutto le Banche dovranno agire con maggiore spirito imprenditoriale, assumendosi il rischio del finanziamento, e non potranno più concedere i finanziamenti basandosi esclusivamente sulle garanzie personali dell’imprenditore.
Nel concedere un affidamento, gli istituti di credito dovranno cominciare a fornire una “lettura” attenta delle imprese, non fermandosi, quindi, come avviene oggi unicamente alle garanzie offerte dall’impresa stessa, ma considerando congiuntamente la bontà del progetto imprenditoriale e le performances aziendali.
Teoricamente, infatti, con il Nuovo Accordo, si passa da un sistema fondato sulle garanzie a un sistema fondato sulla valutazione del rischio.

11. I tempi di Basilea 2

Gli istituti bancari più grandi hanno iniziato già, da gennaio di quest’anno, ad adottare i criteri di Basilea 2, in quanto agli istituti di credito vengono richiesti tre anni di conformità operativa per accedere alle opzioni meno costose previste dall’accordo. Le nuove misure prenderanno il via definitivo dal 2007

12. Alcune Statistiche

1. Secondo uno studio condotto e pubblicato il 16 luglio 2003 da Italia Oggi, autorevole quotidiano economico, giuridico, politico, il 51% delle PMI ignoravano totalmente cosa comporti l’accordo di Basilea 2 e solo il 9% ha improntato azioni per adattarsi alla nuova normativa.
2. Con l’introduzione dei nuovi requisiti patrimoniali delle banche, sei imprese su dieci avranno più difficoltà di accesso al credito.” E’ questo il quadro che è emerso il 15.10.03 nel corso di una tavola rotonda organizzata da UnionCamere per presentare i risultati di una ricerca sugli effetti del trattato di Basilea 2 sulle imprese, basata sui dati di bilancio del 2000 da cui risulta che il 65% delle società di capitali avrà maggiori difficoltà nell’accedere al credito in quanto aziende che si collocano all’interno delle quattro classi di rating critiche (BBB-, BB+, BB, BB-)” (Fonte Italia Oggi del 16.10.2003).

13. Conclusioni

Fortunatamente all’entrata in vigore definitiva di Basilea 2 mancano ancora tre anni e questo dovrebbe consentirci di prepararci e giocare quindi d’anticipo.
Dopo un breve esame di cosa comporta quindi Basilea 2 si ha evidenza che il ruolo del controllo di gestione assume sempre più importanza e quindi sarà compito del consulente o controller quello di far sì che l’impresa si trovi sempre nella via giusta per migliorare i rating. I consulenti, i controllers si devono rendere promotori di un traghettamento indolore alle nuove regole di accesso al credito ed assumere il ruolo di facilitatori dei rapporti tra banca ed impresa
La Plan Consulting  fin dalla sua costituzione ha posto come massimo obiettivo raggiungibile la peculiarità della gestione delle operazioni tra banche ed imprese. I nostri clienti mantengono sotto controllo e ci commissionano la gestione dei rapporti bancari. Pertanto, un controllo siffatto genera già da ora una certezza: che Basilea 2 non comporterà una svolta brusca e repentina nella qualità della gestione per tutti i nostri clienti.

 

14. Fonti:
Italia Oggi ,Quotidiano Economico, Giuridico, Politico del 16.10.03; Del 29.10.03; Del 08-11-03; Del 13.11.03; Del 19.11.03; Del 26.11.03, Del 27.11.03.
E. Vareschi, “Controller e Rating, Secondo Gli Accordi Di Basilea 2 ” Controller Akademie S.R.L.
www.Fiscoetasse.Com/
www.Basilea2.Com
www.Euromedfinanza.It/Servizi/Formazione/Relazioni/Convpromem2003/Interventi/Intervdicillo_2003.htm
www.Portalino.It
www.coveco.it
Il nuovo accordo ai Basilea 2. Cosa cambia per le Banche. Le Piccole e Medie Aziende escono penalizzate. Scenari di Mercato eTecnologie per Il Risk Management” a cura di Pietro Ricciardi E Claudia Silivestro, Ebcnetwork, www.ebcnews.com
www.varesefocus.it
www.netmanager.it
“Basilea 2 È Una Grande Occasione: lo Afferma Vittorio Conti, del Marketing Bancaintesa” di Sara Laurenti
Basilea 2, Un’occasione Per Crescere di Piergiorgio Chiarini
Il Sole 24 Ore 29 Aprile 2003 articolo di “Marco Carrara”
BASILEA 2 è ancora lontana di Olga Mugnaini – Articolo del 26.01.2003 quotidiano La Nazione

 

 

 

basilea-2-rating-controllo-gestione

 

A Basilea 2 va riconosciuto il merito , di aver stimolato un dibattito sui rapporti banca impresa attraverso il confronto di tutti i protagonisti, di aver centrato l’attenzione sul risk management .

La novità sta nel fatto che finora le banche avevano spesso deciso se dare o meno credito facendo a meno di conoscere l’impresa; con Basilea invece dovranno conoscerla per valutarla , pesarne le rischiosità , mettere in relazione ad essa la quota di mezzi propri da accantonare e quindi fissare il prezzo del credito.
Conoscere le imprese significa che, oltre analizzare i documenti principali per la valutazione dello scoring , il bilancio di esercizio le dichiarazioni dei redditi , anche valutare i dati qualiquantitativi ( business plan, budget economici e finanziariâ)

Dunque nel momento in cui le analisi qualitative integrano i sistemi di scoring, il sistema di controllo di gestione aziendale diventa un importante fattore decisivo e se coscientemente utilizzato,da un contributo decisivo a indirizzare positivamente le valutazioni aziendali.
Infatti:
a)la pianificazione economico- patrimoniale consente migliori scoring di bilancio
b)la gestione anticipata di tesoreria permette di gestire i rapporti quotidiani con le banche prevenendo tutte quelle situazioni cui il sistema di scoring assegnerebbe una penalizzazione.

L’importanza della gestione finanziaria :

L ‘impresa dovrà adeguare la struttura finanziaria alle nuove modalità di valutazione del merito creditizio . Lo sviluppo della “funzione finanza ” dell ‘impresa diventerà la leva portante del cambiamento e dovrà accrescere la propria importanza rispetto alle altre funzioni aziendali nell ‘ambito del processo di pianificazione strategica d ‘impresa

La gestione finanziaria non deve essere fatta occasionalmente , ma in un’ottica continuativa di lavoro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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